La rappresentanza del popolo Hmong in Laos ha chiesto l'aiuto delle nazioni unite
per fermare il proprio 'genocidio', dopo che le ultime stime denunciano un drastico
declino della popolazione nell'ultimo lustro, da 17mila a 5mila persone.

Gran parte dei morti, secondo i dignitari Hmong, son dovuti agli attacchi dell'esercito
laotiano, e alle malattie per le quali non ricevono assistenza medica dallo stato
laotiano. Le autorità di Vientiane guardano con sospetto il popolo aborigeno per
la loro lotta anticomunista durante la guerra civile poi vinta dal partito filomaoista,
dal 1960 al'75. In più, svariate tribù Hmong hanno fornito assistenza di retroguardia
al lavoro delle truppe Usa contro infiltrazioni dei vietcong nel Paese confinante.
Circa 50mila Hmong hanno in seguito trovato rifugio in California, in nome della
loro antica militanza anticomunista. Ma anche in Australia, Canada e Francia.
A decine di migliaia sono invece tornati in Laos con l'aiuto di programmi Onu
per i rifugiati. L'alto Commisariato onu per i rifugiati lo scorso maggio aveva
protestato con il governo thailandese per il forzato rimpatrio di alcuni hmong;
sulle condizioni di vita degli Hmong in Laos l'agenzia Onu non si pronuncia, perché
gli è impedito di aprirvi una sede. A decine di migliaia fuori dai confini laotiani
son scappati verso Myanmar, Thailandia, Vietnam e Cina meridionale. Le Nazioni
Unite sono allertate sulle condizioni del popolo Hmong dopo che l'agenzia di informazione
'
Radio Free Asia', sponsorizzata da George Soros, ha detto di aver visionato un documento di
servizio nel quale agli ufficiali dell'esercito laotiano viene data mano libera
per 'sparare per uccidere' ogni Hmong avvistato