E' di oltre 100 morti il bilancio dei disordini della scorsa settimana, quando
uno sciopero di taxi si è trasformato in protesta contro l'aumento dei prezzi,
estendendosi progressivamente a una contestazione generalizzata contro il presidente
Paul Biya e la classe dirigente camerunense. A 'correggere' il dato governativo,
che parla di 24 vittime e 1500 arresti, è stata la coordinatrice dell'Acat (Action
by Christians for the abolition of torture), Madeleine Affite.
Bilancio incerto. "Le informazioni che abbiamo ricevuto dai nostri operatori sul campo - ha detto
la Affite - nelle varie città coinvolte nei disordini, così come le denunce dei
familiari, indicano che almeno un centinaio di persone sono morte negli scontri
con le forze di sicurezza, che i dispersi sono circa una decina e che alcune centinaia
di persone sono rimaste ferite. Il numero delle vittime potrebbe tuttavia salire
ancora, quando, nei prossimi giorni, verrà stilato un bilancio finale delle contestazioni".
Secondo le autorità governative, le persone arrestate "sono state quasi tutte
colte in flagrante" mentre commettevano saccheggi o atti di violenza. A preoccupare
i difensori dei diritti umani è il clima di repressione che si è instaurato nel
paese. A Njombe (città a nord di Douala), le forze di sicurezza avrebbero aperto
il fuoco contro alcuni lavoratori di una piantagione di banane che avevano sequestrato
i loro capi. Molti sarebbero stati uccisi, ma il numero delle vittime è ancora
incerto, anche perchè ai familiari non è consentito accedere agli obitori.
"Non è un problema di opposizioni, ma un problema della società intera - ha detto la
Affite a PeaceReporter - innescato dal costo della vita. La popolazione non può
più permetterselo. E' scesa in piazza per chiedere al governo di abbassare i prezzi,
non solo del carburante, ma del cibo, dei medicinali, dei generi di prima necessità.
I bambini non possono andare a scuola, le famiglie non hanno soldi per comprare
i libri".
La situazione ora è più tranquilla?
"Anche se la gente è tornata al lavoro, non possiamo assolutamente affermare
che la situazione si sia normalizzata. Inoltre, il bilancio delle vittime sale
in continuazione. A Yaoundé, a Njombe, a Douala molte madri non sanno che fine
hanno fatto i loro figli, i loro mariti. Negli obitori non si consente loro di
accedere, per non mostrargli i figli uccisi da armi da fuoco. Forse solo tra un
mese potremo concludere la nostra verifica, e scoprire che i morti saranno molti
di più di quelli stimati in queste ore.
Quali sviluppi ci possono essere? Anche lei si trova in pericolo?
"A Douala sono state arrestate oltre duemila persone. A Yaoundè alcune centinaia.
Adesso c'è molta confusione. A tutt'oggi continuano le incarcerazioni arbitrarie.
Proprio alcuni minuti fa hanno fatto irruzione nei nostri uffici, sequestrando
documenti e chiedendo ai miei collaboratori e anche a me di presentarmi in gendarmeria.
Ma il problema non è per la mia incolumità, quanto per la situazione in cui versa
la nostra gente. Non so quali sviluppi ci saranno. Per ora posso dire che c'è
ancora molta confusione".
"Gli apprendisti stregoni che operano nell'ombra". La sollevazione, seguita allo sciopero dei taxi e del trasporto pubblico che
ha paralizzato diverse città, ha avuto come conseguenza anche il saccheggio di
negozi e supermercati da parte di bande di giovani. Massiccio è stato l'intervento
dell'esercito, e numerosi gli arresti e i processi sommari. Il presidente Biya,
solitamente restio ad apparizioni pubbliche, il 27 febbraio scorso aveva imputato
la causa della rivolta agli "apprendisti stregoni che operano nell'ombra". Tempo
addietro, il presidente aveva presentato una proposta per modificare la Costituzione
in modo da permettergli di correre per un altro mandato nel 2011. "Per alcuni
- ha detto Biya - l'obiettivo è di ottenere con la violenza ciò che non hanno
ottenuto con le elezioni. Lo sciopero del servizio pubblico è stato strumentalizzato
a fini politici". Il leader dell'opposizione del Fronte Socialdemocratico (Sdf),
Joshua Osih, ha dichiarato che "ciò che sta accadendo non ha niente a che fare
con un semplice sciopero contro l'aumento nei prezzi dei carburanti".
Dipendenza dall'estero. In un editoriale pubblicato oggi a firma di Bakang ba Tonjé, il quotidiano camerunense
Messager offre un ritratto significativo della situazione. Ne riportiamo uno stralcio.
"Come da loro abitudine, Biya e la sua amministrazione tentano di scaricare le
loro responsabilità su altri, in particolare sui giovani, che sono le principali
vittime dell'attuale crisi e dei massacri... Pertanto, è chiaro, e tutti i camerunensi
lo sanno, che la politica di dipendenza della nostra economia dalle relazioni
commerciali con i Paesi stranieri e di svendita sistematica delle nostre risorse
naturali da parte di questo governo, di saccheggio delle casse dello stato da
parte dei suoi funzionari, della corruzione, delle frodi elettorali, etc... tutto
questo, insomma, è la causa della rovina del nostro paese, dell'impoverimento
accelerato dei camerunensi e delle attuali sofferenze delle giovani generazioni".