09/09/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Le scuse in una lettera dalla prigione di Guantanamo

"Lode ad Allah. Cerco il suo aiuto e il suo perdono". Si pente con queste parole Khalid Sheikh Mohammed, la mente dell'attentato dell'11 settembre. "Cerco rifugio in Allah dal male dentro di noi e dalle nostre cattive azioni", ha scritto da una cella di Guantanamo in una lettera pubblicata sulla stampa britannica. Arrestato in Pakistan nel 2003, Khalid è stato sottoposto per 183 volte alla tortura del waterboarding ed è tuttora detenuto a Guantanamo. Il suo processo è rimasto insabbiato dal vuoto giuridico lasciato dopo il passo indietro dell'Amministrazione Obama sulla possibilità di giudicare i terroristi delle Torri Gemelle a New York.

Alla vigilia delle commemorazioni altre due questioni tengono banco. La prima è la proposta di un pastore di bruciare pubblicamente un corano. La seconda è il progetto di costruzione di un centro culturale islamico con all'interno una moschea nei pressi di Ground Zero.

Il Washington Post ha pubblicato un sondaggio secondo cui il 66 percento degli statunitensi è fortemente contrario al progetto e il 49  percento sostiene di non avere una buona opinione dell'Islam. Un terzo degli statunitensi poi, crede che questa religione spinga alla violenza.