13/10/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Domani il voto. Ma circolano studi fra gli analisti finanziari. Via Berlusconi lo spread calerebbe di 150/200 punti. Ossigeno per l'Italia

Domani il voto di fiducia. Ma la guerra dello spread non ha dubbi: Berlusconi è bocciato, da tempo. Il discorso del presidente del consiglio – non è tecnicamente un premier – è avvenuto con gli indici dello spread, il differenziale del rendimento dei titolli di Stato italiani rispetto a quelli tedeschi, che viaggiava a quota 367, con piccole variazioni. Tradotto: nonostante qualche rimbalzo positivo della Borsa, il segnale della credibilità accordata a livello internazionale all'Italia, a questo governo, è pari a zero. La guerra dello spread dice sempre e soltanto una cosa, fin dai tempi in cui ne scrivemmo quando fu varata la prima manovra correttiva: Berlusconi se ne deve andare.

Ci ha provato il Corriere della Sera, financo il Sole 24 ore, gli industriali hanno scritto un programma di governo alternativo, i sindacati – non tutti – han detto la loro. Nulla smuove Berlusconi da quella seggiola, di sua spontanea volontà, o anche da volontà indotta.

Il discorso di oggi merita solo i titoli.

Modernizzazione dello Stato.

Riforma fiscale per riportare alla virtuosità «i grandi evasori.

Giustizia giusta.

No alla crisi al buio.

Opposizioni di sfascisti.

Restiamo fino al 2013.

Una sintassi politica dell'irrealtà, di un mondo parallelo completamente staccato dalla realtà delle cose. Leggere le interviste di questi giorni fa riflettere: parlano Scajola e Pisanu, De Mita e Buttiglione. Con tanti saluti alla Seconda Repubblica. E in tutto questo lo spread è il vero voto di sfiducia, ormai consumato da mesi. Domani il voto. Lo spread rimarrà là dov'è, oppure salirà.

Niccolò Mancini, nostro collaboratore e trader, ci informa: circolano ormai diversi studi negli ambienti della finanza. Tutti concordi su un punto. Come cade Berlusconi lo spread, quindi lo stato di salute dell'indebitamento del nostro Stato, migliorerà di colpo fra i 150 e i 200 punti.

Basta un bocciatura per rivedere la luce. Un voto di sfiducia bloccato da una rappresentazione irreale della politica.

 

 

Angelo Miotto

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