21/10/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



La parola più difficile: riconciliazione. Ci vorrà tempo

Karmele Aranburu è una giornalista politica, lavora a radio Euskadi e monitora con piglio deciso da anni la vertiginosa velocità della politica basca. Quando le chiediamo che tipo di reazione ha avuto la gente per le strade della sua città, San Sebastian, parla con altri redattori per essere sicura di rappresentare un punto di vista collettivo. È importante cercare di rappresentare quale davvero sia l'umore della strada, nel giorno dell'annuncio sttorico di Eta. Le parole che convincono tutti sono 'allegria responsabile'.

"Fuori dallo stadio, oggi giocava l'Atletic,i tifosi non sapevano ancora bene le notizie. Per le strade di San Sebastian la gente era allegra, contenta, ma io credo che le persone fanno fatica a pensare e a realizzare che ci si trovi di fronte a una cosa definitiva. E poi c'è il grande tema della riconciliazione sociale. Sarà un compito che avrà bisogno di tempo".

Eta non dice che si dissolve, ma che cessa definitivamente la lotta armata. Viene a tramontare una parte importante di 53 anni di storia del paese basco e di Spagna.

Eta non dice che dismette la testata del suo giornale, ma dice che non farà mai più uscire altri giornali. E questa decisione non ha prevede nessuna marcia indietro. L'impressione sociale e come giornalista è che il lavoro che adesso dobbiamo fare sta tutto in una domanda: domani che cosa farà l'associazione delle vittime del terrorismo? Diranno che anche la destra si è venduta a Eta, come hanno accusato nei giorni scorsi lo stesso premier Zapatero? Quelle associazioni di vittime sono avulse dal discorso politico.

E la diplomazia internazionale?

Ha avuto un ruolo rilevante, gestito da Brian Currin. E' stato un lavoro silenzioso e costante. Ma quando c'è stata la Conferenza internazionale dei mediatori, una parte della stampa spagnola di destra o estrema destra ha cercato di squalificarli, con epiteti tremendi. E adesso? dal momento che si è dimostrato che quel lavoro è stato molto importante, questa presenza internazionale, di vigilanza, sarà importante nei prossimi mesi per vedere se il cammino è quello giusto.

Ci sono oltre 750 famiglie che staranno pensando ai loro familiari, prigionieri politici.

Alcuni staranno meglio di altre. Ci sono persone che hanno familiari detenuti che avranno un percorso, goccia a goccia, di uscita dalle carceri. Non certo domani, né fra sei mesi, ma usciranno. E ci sono quelli che hanno familiari condannati per reati di sangue e questi non saranno molto contenti.

E c'è gente scontenta dell'annuncio di cessazione definitiva della lotta armata?

Io forse faccio peccato a pensar male, ma secondo me ci sono alcuni politici che sono scontenti: la presenza di Eta significava molto della loro azione politica e del discorso elettorale. E così credo che non saranno contenti stasera.

Questo riguarda anche il grande business della sicurezza militare e delle scorte.

C'è un piano di riorganizzazione delle scorte previsto dal governo basco che è stato contestato anche dalle associazioni dei guardaspalle. Adesso dovranno cercare un posto di lavoro, in un tempo di crisi. Credimi, assisteremo a una maggiore violenza di genere. Questo è il problema.

 

 

Angelo Miotto

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