Perché il colonnello Klein ordinò di bombardare quelle due cisterne a Kunduz? Perché politici e vertici militari tedeschi cercarono di coprire o minimizzare quell'operazione?
A queste domande, la commissione d'inchiesta del Bundestag doveva dare delle risposte.
I fatti: il 4 settembre del 2009 due F-15 americani sganciano due bombe da 500 libbre su due autocisterne cariche di carburante arenatesi sul letto di un fiume in secca. Decine di persone dei villaggi vicini si erano radunate nei pressi sperando di raccogliere qualche litro di combustibile. L'esplosione delle bombe, amplificata dal carburante, uccise 91 afgani, secondo le cifre ufficiali Isaf, 142 secondo fonti afgane. La maggior parte di essi erano civili.
A ordinare il bombardamento, fu il colonnello Georg Klein. Le immagini sgranate, senza audio, provocarono sdegno in Germania, i cui cittadini credono che le missioni militari debbano avere solo una funzione di peacekeeping. L'affaire "Kunduz" è finora costata la testa del comandante generale Wolfgang Schneiderhahn e di due ministri della Difesa: Franz Josef Jung prima e il suo successore Karl Theodor zu Guttenberg, poi, che si è dimesso lo scorso marzo.
La commissione d'inchiesta ha iniziato i lavori nel gennaio del 2010: dopo 79 sedute in cui sono stati ascoltati 41 testimoni ee esaminati 339 documenti ufficiali, si è giunti a una conclusione più politica, sulla missione in Afghanistan in generale, che non una conclusione di merito sull'operazione. Secondo i membri della maggioranza di governo (Cdu+Fdp) nessuna colpa è imputabile al colonnello Klein che agì secondo le informazioni a sua disposizione (che i talebani volessero usare le cisterne per attaccare la vicina base tedesca) e per proteggere i suoi uomini. Le opposizioni, Spd in testa, pur non ritenendo Klein responsabile della strage, ritengono che abbia preso una decisione sbagliata, che avrebbe dovuto attendere per avere maggiori informazioni sulla presenza di civili. La questione dell'opportunità della missione in Afghanistan ha per lo più preso il sopravvento.
Nessuna risposta si è avuta invece sulle mezze verità e i goffi tentativi di insabbiamento da parte del ministro della difesa Guttenberg il quale, appena insediatosi al posto del dimissionario Jung aveva detto - siamo al 6 novembre del 2009 - che le operazioni si erano svolte secondo le regole d'ingaggio Isaf. Salvo ribaltare il suo giudizio meno di un mese dopo, il 4 dicembre, quando ammise che erano stati compiuti degli errori, che erano state prese delle misure inappropriate.
Poiché il rapporto - allora segreto - della Nato che individuava una serie di gravi errori procedurali doveva essere già noto al ministro Guttenberg, in molti si sono chiesti perché abbia ingannato il parlamento e il popolo tedesco. I più maliziosi ritengono che Guttenberg credesse che il rapporto sarebbe rimasto secretato per lungo tempo, se non per sempre. Le 74 pagine della relazione Nato sono state rese pubbliche nel gennaio del 2010: come detto, Klein, secondo gli inquirenti dell'Alleanza Atlantica, "ha commesso tutti gli errori possibili e immaginabili". Il colonnello si basò sulle informazioni di intelligence fornite da un solo soggetto, dimostratesi inadeguate a dare un quadro completo. "Inettitudine e disinformazione". Il rapporto Nato sottolineava "l'inesperienza e la mancanza di professionalità" dei militari tedeschi che non sono stati in grado di gestire una situazione così delicata. Per più di 45 minuti, i messaggi radio rimbalzavano tra il suolo, dove c'erano i soldati tedeschi, e i cieli dove incrociavano i jet americani. Klein ordinò di armare sei bombe da 500 libbre e lo fece per sette volte: i piloti americani ritenevano che fosse sufficiente volare a bassa quota per spaventare le persone e farle allontanare. Klein insistette, affermando che le truppe tedesco stavano per "entrare in contatto" con gruppi nemici. Era falso, come lo stesso Klein ha poi ammesso alla commissione d'inchiesta Isaf, ma pensò che fosse l'unico modo per ottenere il fuoco dall'alto e proteggere la base. Come poi è stato stabilito dalla stessa Isaf, non c'era nessun pericolo imminente che giustificasse l'attacco Alle 1:08 del mattino, i caccia sganciarono le due bombe.
I tedeschi conoscono la verità dei fatti e sanno degli errori compiuti che hanno causato una strage di civili. Manca, per adesso, il riconoscimento della responsabilità politica: le dimissioni di Guttenberg, considerato per lungo tempo il delfino di Angela Merkel, non bastano a un popolo che ha, per ragioni storiche, un'avversione alla guerra e alle armi.
Nicola Sessa