PARTI IN CONFLITTO
1991-OGGI: dopo la caduta del
regime di Siad Barre, la Somalia precipita in una guerra civile che
dura da ormai 15 anni. Varie milizie e signori della guerra si
contendono il controllo del territorio senza riuscire a prendere il
sopravvento. La Somalia non è uno stato di fatto, visto che il
territorio è spezzettato in "feudi" dove le varie formazioni armate
agiscono come enti di diritto pubbblico, controllando l'ordine pubblico
e riscuotendo tasse e pedaggi. Neanche l'intervento dei contingenti
Onu, tra il 1993 e il 1995, ha portato a un miglioramento della
situazione: la famosa "caccia all'uomo" scatenata dalle truppe
americane contro l'uomo forte del momento, Mohamed Farah
Aideed, si risolse in un massacro in cui perirono decine di migliaia di
Somali e decine di caschi blu e marines. Da allora in poi la comunità
internazionale ha promosso ben 14 tentativi per arrivare a una pace tra
le fazioni, l'ultimo dei quali è andato a buon fine. Da novembre 2004
la Somalia ha delle nuove istituzioni di transizione, che però non
hanno la possibilità materiale di controllare il territorio visto che
il Paese manca di un esercito.
Nel
maggio del 1991, allo scoppio della guerra civile, le regioni
settentrionali del Paese hanno deciso di proclamare l'indipendenza e di
creare lo stato del Somaliland, una ex-colonia inglese unita nel 1960
al resto della Somalia precedentemente sotto il controllo italiano. Il
Somaliland non è stato riconosciuto dalla comunità internazionale ma è
uno stato a tutti gli effetti con istituzioni che funzionano ed elezioni
regolari. La comunità internazionale e le nuove istituzioni somale per
il momento preferiscono non affrontare la questione del ritorno o meno
del Somaliland in seno alla Somalia.
Alla guerra civile vanno aggiunti
poi i frequenti scontri tra comunità agricole e pastorali per il
controllo delle terre e delle fonti d'acqua, un fenomeno presente in
tutto il Paese ma piuttosto diffuso specie al confine con il
Kenya.
VITTIME
Circa mezzo milione di morti, calcolando anche le vittime per carestia e malattie
generate dal conflitto.
RISORSE CONTESE
Il
controllo del territorio, che permette lo sfruttamento delle risorse
naturali (pesce e frutti tropicali soprattutto) e altri traffici
illeciti, come il commercio di rifiuti tossici e di clandestini tra
Somalia e Yemen.
FORNITURE ARMAMENTI
Vista
la situazione "anarchica" della Somalia, è molto difficile tracciare le
linee di approvvigionamento seguite dai vari gruppi armati.
Spesso le milizie hanno nei propri territori porti e aeroporti non
ufficiali, che svolgono una funzione fondamentale nel commercio di
materiale bellico. La stessa cosa dicasi per le frontiere, praticamente
abbandonate, con i Paesi circostanti. L'Onu ha imposto un embargo sul
commercio di armi in Somalia, che si è rivelato all'atto pratico
totalmente inefficace.
SITUAZIONE ATTUALE
Nel
gennaio 2005 le istituzioni di transizione si sono finalmente accordate
per organizzare le prime sedute parlamentari in territorio somalo. In
precedenza infatti le uniche riunioni del Parlamento si erano tenute a
Nairobi per questioni di sicurezza, mentre all'arrivo in Somalia le
istituzioni si erano spaccate sulla scelta della città che avrebbe
dovuto ospitarle: mentre la maggior parte del governo e del Parlamento
si riuniva infatti nella città di Johwar, un centinaio di deputati
"frondisti" decidevano di boicottare l'assemblea e recarsi nella
capitale Mogadiscio, ritenuta dal Presidente Yusuf ancora troppo
pericolosa. Uno stallo che si è protratto per circa un anno, a
dimostrazione di come sia difficile mettere d'accordo un Parlamento che
conta circa 600 deputati, in larga parte composti da capiclan e
ex-signori della guerra.
Da
inizio 2006 le milizie delle Corti islamiche sono emerse come il nuovo
soggetto forte della politica somala: dopo una battaglia durata 3 mesi
e costata la vita a più di 400 persone le Corti, nate tre
anni fa, hanno ottenuto il controllo della capitale Mogadiscio, avendo
ragione di una coalizione di signori della guerra sospettati di essere
finanziati dagli Stati Uniti. Progressivamente,
le Corti si sono impadronite di tutto il sud del Paese, circondando la
città di Baidoa e il suo entroterra, al momento l'unica zona ancora
sotto il controllo delle istituzioni di transizione. L'Etiopia ha
inviato alcune centinaia di soldati in soccorso del governo, provocando
l'ira delle Corti che hanno lanciato una "guerra santa" contro Addis
Abeba. Etiopia e Corti sono tecnicamente in guerra, anche se non si
sono registrati scontri significativi tra le due parti. A fine ottobre
2006 le Corti hanno ammassato centinaia di uomini nei dintorni di
Baidoa, facendo temere un attacco alla città. Al momento, le parti
stanno trattando per evitare il riesplodere di un conflitto che avrebbe
conseguenze devastanti per il Paese. Le Corti chiedono l'entrata nelle
istituzioni di transizione e il ritiro delle truppe etiopi, una
condizione a cui il governo non può sottostare perché lo porrebbe alla
mercé delle milizie delle Corti, militarmente molto più forti.