La Cecenia, ufficialmente parte integrante della Federazione Russa, si estende sulle pendici settentrionali della catena montuosa del Caucaso, digradando verso nord in altipiani e pianure. Confina a sud con la Georgia, a est e a nord con la regione russa del Daghestan, a nord-ovest con la regione di Stavropol e a ovest con la regione dell’Inguscezia.
La Cecenia è ricca di petrolio. I suoi giacimenti, concentrati nel distretto
della capitale Grozny, producono circa 4 mila tonnellate di petrolio al giorno.
Notevoli anche i giacimenti di gas naturale. Ma più che per le sue risorse la
Cecenia è importante, dal punto di vista di Mosca, perché sul suo territorio passano
due strategici oleodotti russi che portano il greggio e il gas del Mar Caspio
al terminal di Novorossisk sul Mar Nero. Non controllare la Cecenia significherebbe
per la Russia perdere il controllo sul commercio petrolifero. Non meno importante
è il fatto che per la Cecenia passano anche linee stradali e ferroviarie che costituiscono
il principale asse di comunicazione commerciale est-ovest attraverso le regioni
caucasiche della Federazione Russa.
I ceceni vivono nella miseria e nel terrore. Il sostegno popolare alla guerriglia separatista islamica è debole, non per motivi ideologici (l’odio verso i russi è un dato di fatto) ma perché ad ogni azione dei mujaheddin ceceni l’esercito russo risponde con rappresaglie contro i civili. Le operazioni di rastrellamento condotte nei villaggi del sud dai corpi speciali di Mosca, i famigerati “Omon”, danno luogo a gravissime violazioni dei diritti umani: violenze fisiche, torture, arresti di massa, sparizioni, esecuzioni sommarie, stupri, saccheggi.
E' dalla fine del Settecento che i ceceni combattono contro le varie incarnazioni
storiche del colonialismo russo.
Nel 1859, dopo oltre mezzo secolo di resistenza armata, la Cecenia viene annessa
all'Impero zarista.
Subito dopo la rivoluzione bolscevica del 1917 questa piccola regione conosce
un breve periodo di indipendenza con la creazione della "Repubblica delle Montagne".
Ma l'Armata Rossa viene subito inviata schiacciare i secessionisti, che oppongono
resistenza fino al 1921, quando la Cecenia-Inguscezia viene annessa all'Urss.
Il 23 febbraio del 1944 Stalin deporta in Asia centrale 600 mila ceceni: quasi
200 mila muoiono durante il trasporto nei vagoni-bestiame.
Dopo il collasso dell'Urss nel 1991, il presidente ceceno Djokhar Dudayev dichiara
l'indipendenza dell'ex repubblica sovietica.
Inizialmente Mosca non presta molta attenzione alla questione cecena. Le cose
cambiano quando, nel settembre 1994, le compagnie petrolifere occidentali firmano
con il governo dell'Azerbaijan un contratto storico da 7,5 miliardi di dollari
per lo sfruttamento del petrolio del Mar Caspio. Questo accordo, definito dagli
esperti "il contratto del secolo", prevde la costruzione di oleodotti che trasportano
il petrolio caspico dalle coste azere (Baku) ai mercati occidentali lungo due
vie: verso il porto di Supsa, sulla costa gerogiana del Mar Nero, e verso quello
di Ceyhan, sulla costa turca del Mediterraneo.
Per non venire tagliata fuori dalla commercializzazione del petrolio caspico, la Russia decide di correre ai ripari costruendo un suo oleodotto che parta da Baku e, dirigendo verso nord attraverso il Deghestan e la Cecenia, arrivi fino al porto russo di Novorossiysk, sul Mar Nero. Di qui la necessità di riprendere il controllo del territorio ceceno, e l'inizio, l'11 dicembre 1994, della 'prima guerra cecena'. I bombardamenti su Grozny e sulle altre città fanno strage di civili, vittime anche di esecuzioni di massa e violenze e abusi di ogni genere. Oltre 100 mila ceceni rimangono uccisi, più del doppio si rifugiano in Inguscezia. La resistenza cecena mette in forte difficoltà le truppe russe inviate da Boris Eltsin, che registrano fortissime perdite. Nell'aprile 1996 il presidente ceceno Dudayev viene ucciso da un missile russo, ma pochi mesi dopo le truppe cecene comandate dal generale Aslan Mashkadov riconquistano Grozny costringendo i russi alla resa e a un'umiliante ritirata.
Nel 1997 Maskhadov viene eletto presidente della Cecenia in votazioni ritenute
regolari dagli osservatori dell'Osce. Il Cremlino, pur di costruire il suo oleodotto,
scende a patti con la leadership cecena. E ci riesce. Ma presto la nuova Cecenia
indipendente diventa un covo della criminalità organizzata, la quale si arricchisce
con il contrabbando del petrolio sifonato clandestinamente dalle nuove condutture.
Molti ritengono che sia stato questo dannosa situazione, e il desiderio di rivalsa, a
spingere il Cremlino a reinvadere la Cecenia il 1° ottobre 1999. Ma sembra più
probabile che la 'seconda guerra cecena' sia stata concepita dall'allora astro
nascente della poltica russa, l'ex agente del Kgb Vladimir Putin, per unire attorno
alla sua figura l'opinione pubblica russa.
Come pretesto per sferrare un nuovo attacco alla Cecenia, Putin utilizza l'incursione
in Daghestan delle milizie islamiche del comandante ceceno Basayev (vecchia conoscenza
dei servizi segreti russi) nell'agosto '99 e i tremendi attentati del settembre
'99 che, con lo scoppio di quattro palazzi a Mosca, Volgodonsk e Buinaksk, provocano
la morte di quasi 300 civili russi. Si scoprirà poi la mano dei servi dell'Fsb
(ex Kgb) dietro a queste stragi, volte a creare un clima di tensione e di allarme
e a promuovere un forte sentimento nazionalista anti-ceceno. La nuova guerra si
rivela ancor più devastante della precedente, trasfromandosi in un vero e proprio
genocidio. L'esercito russo è accusato dalle associazioni umanitarie locali e
internazionali di violare sistematicamente i diritti umani della popolazione cecena,
compiendo attacchi indiscriminati contro i civili, saccheggi e distruzioni di
villaggi, arresti di massa, prese d’ostaggi, stupri e torture, esecuzioni extragiudiziali.
Dopo aver raso al suolo e riconquistato Grozny, i russi esautorano il presidente
Mashkadov, instaurando un governo filo-russo guidato da Akhmed Kadyrov.
Dopo l'11 settembre 2001 Putin non si lascia sfuggire l'opportunità di cavalcare l'onda della guerra americana al terrorismo per intensificare le operazioni belliche contro i "terroristi ceceni", sospettati di ricevere sostegno finanziario e militare da Osama Bin Laden. In realtà la guerriglia di resistenza cecena non ha un carattere religioso. Questo è proprio solo delle formazioni capeggiate dall'ambiguo Shamil Basayev, da molti ritenuto un pazzo sanguinario manipolato dai servizi russi, con scarso seguito poltico ma fondamentale peso militare. Le sue brigate sono le meglio armate e le meglio organizzate, grazie ai finanziamenti e ai rifornimenti di armi provenienti dai paesi arabi. Solo questo, non la religione, fa sì che i giovani ceceni che decidono di entrare nella guerriglia si arruolino sotto Basayev. E' per questo stesso motivo che Mashkadov, religiosamente moderato e contrario al ricorso alle azioni terroristiche sostenute invece da Basayev, non si può permettere di rompere l'alleanza con lui: farlo significherebbe rompere il fronte di resistenza e privarsi della suo componente più efficace. Ma molto osservatori internazionali osservano che solo smarcandosi da questa scomoda alleanza la lotta di resistenza cecena potrà rendersi a pieno titolo immune da ogni accusa di terrorismo e fondamentalismo.
Dal '99 ad oggi la guerra ha causato altri 100 mila morti e 300 mila profughi ceceni. Migliaia anche le perdite dell'esercito russo, bersaglio di quotidiane azioni di guerriglia dei ceceni, che colpiscono i convolgi militari con ordigni telecomandati. Il sequestro al teatro Dubrovka di Mosca nell'ottobre 2002, finito in tragedia dopo l'intervento delle forze speciali russe, non ha fatto altro che giustificare agli occhi del mondo la continuazione della guerra di Putin. L'azione è stata rivendicata dal solito Basayev, ma anche questa volta sembra esserci stato lo zampino dell'Fsb, che avrebbe saputo e avrebbe permesso che l'azione andasse in porto. Nel 2003 Mashkadov ha proposto un piano che prevede l'intervento dell'Onu, che amministrerebbe la Cecenia per un periodo non breve, fino a libere elezioni. Il piano ha ricevuto il sostegno del Parlamento europeo, ma Putin ha sempre rifiutato ogni dialogo, tanto più dopo i tracigi fatti di Beslan.
A febbraio 2005 Maskhadov ha dichiarato un cessate il fuoco unilaterale (sostanzialmente rispettato dalla guerriglia) ribadendo la sua volontà di aprire un dialogo con il Cremlino, sottoposto in questo senso anche a una crescente pressione internazionale.
La risposta di Putin è stata drastica: l’8 marzo 2005 le forze speciali russe hanno individuato e ucciso Maskhadov, eliminando l’unico leader ceceno che cercava un dialogo.
A Maskhadov è succeduto il più intransigente Abdul-Halim
Sadulayev, ma secondo molti ora è il pazzo sanguinario Shamil Basayev a tirare
le fila della guerriglia cecena. E infatti pochi mesi dopo, nell’agosto 2005,
Sadulayev
ha nominato Basayev vice primo ministro del governo clandestino indipendentista
ceceno. I peggiori timori sono quindi stati confermati.