E' cominciato ieri all'Aja, in
Olanda, il processo contro il generale croato Ante Gotovina, accusato
di crimini di guerra e crimini contro l'umanità, in
particolare stragi, persecuzioni e deportazioni.
Davanti al
Tribunale internazionale per i crimini commessi nella ex Jugoslavia
(Tpi), il generale dovrà difendersi da accuse gravissime, in
concorso con i suoi due coimputati, altri due generali, Ivan Cermak,
58 anni, e Mladen Markac, 52 anni, che devono rispondere delle stesse
accuse.
La Storia alla sbarra. "Questo processo riguarda
l'eliminazione forzata dei serbi della regione croata della Krajina e
la distruzione della loro comunità nell'agosto del 1995",
ha detto il procuratore del Tpi Alan Tieger, in apertura della
seduta. Ma è molto di più. Alla sbarra, infatti, per
molti serbi ci va anche la storia. Anzi la Storia, con la maiuscola,
nel senso di una lettura dei drammatici avvenimenti che dal 1992 al
1995 hanno reso lo scioglimento dell'ex Jugoslavia un bagno di sangue
senza precedenti. E che per tanti serbi ha avuto un'unica chiave di
lettura: la criminalizzazione della Serbia in quanto tale. Processare
Gotovina, e altri ancora, compresi alcuni criminali bosniaci,
significa per molti serbi che questo Tribunale tanto contestato cerca
davvero di fare giustizia. Uno dei tanti nodi irrisolti del
dopoguerra nei Balcani è stato proprio il vittimismo
collettivo che hanno vissuto i serbi, che ha finito per ridare fiato
ai nazionalisti. Processare un personaggio come Gotovina restituisce
al diritto internazionale, reso claudicante dal fatto che gli Stati
Uniti in primis non riconoscono una giurisdizione sui crimini di cui
dovrebbe occuparsi il Tribunale Penale Internazionale, una
credibilità messa a dura prova da Abu Ghraib e Guantanamo,
almeno agli occhi dei serbi.
Ma chi è Ante Gotovina?
Con una semplificazione si potrebbe rispondere che il generale
croato, 52enne, è l'uomo che ha guidato un'offensiva militare
che ha obbligato all'esodo almeno 200 mila serbi nel corso del 1995.
L'operazione dell'esercito croato, denominata Tempesta, aveva
l'obiettivo di riconquistare la regione di Krajina, tenuta dai serbi
di Croazia. Franjo Tudjman, leader dell'indipendenza della Croazia e
primo presidente della stessa, temeva una secessione della regione
croata a maggioranza serba, o che la Krajina si tramutasse
nell'equivalente della Repubblica Srpska in Bosnia – Erzegovina,
un'entità serba autonoma. A Gotovina, una volta che i serbi
erano in rotta, il compito di 'dare una lezione' ai serbi della
Croazia, costringendoli ad abbandonare la regione.
Così nasce l'Operazione Tempesta
e l'uomo giusto per guidarla non può che essere Gotovina.
Ex combattente della Legione Straniera,
in Francia venne condannato per stupro e rapimento. Giusto per capire
il tipo d'uomo. Durante la guerra si distinse, appunto, per aver
guidato l'Operazione Tempesta e quella nota come Sacca di Medak.
Orribile massacro. La prima è
anche la più famosa: durò dieci giorni, durante i quali
i militari croati saccheggiarono, uccisero, fecero saltare o
incendiarono le case dei serbi, massacrando quasi tutti i civili che,
per vecchiaia, malattie o altri motivi erano rimasti nelle loro case
in Krajina. L'operazione cominciò alle 5 del mattino del 4
agosto 1995 e continuò fino alle ore 18 del 7 agosto. Un
esercito croato di 150mila uomini invase e occupò la Krajina,
ripulendolo dell'intera popolazione serba che in colonne abbandonò
campi e case. Molti restarono morti lungo la strada, mitragliati da
terra e dal cielo o vittime di sassaiole e linciaggi mentre
attraversavano i territori croati. Sul piano militare l'operazione
durò 84 ore, ma la cacciata dal territorio delle popolazioni
civili serbe continuò per circa due anni.
Nel
2001, quando è arrivata l'incriminazione del Tpi, Gotovina ha
fatto perdere le proprie traccie, contando su potenti appoggi a tutti
i livelli. Solo nel 2005, alle isole Canarie, è stato
arrestato e tradotto in Olanda. Secondo alcuni, la sua cattura è
stato il prezzo che la Croazia ha pagato per l'adesione all'Unione
europea. Un prezzo alto, visto che Gotovina è considerato un
eroe nel suo paese. Una delle eredità più gravi
lasciate dalla guerra è proprio la visione nazionalista della
storia che porta un popolo a ritenere un criminale un eroe. E'
proprio vero: povero quel popolo che ha bisogno di eroi.