Il
lavoro di Chen Zhen messo in mostra al Mart di Rovereto è uno
zefiro fresco e sereno che viene d’oltralpe. Oddio qui si potrebbe
iniziare a divagare sul donde viene, d’oltralpe o da oltre oceano?
Chen
Zhen è un artista cinese morto nel 2000 a Parigi, dove si era
trasferito nel 1986, di anemia emolitica. Cosa è? Una malattia
che uccide, pare: purtroppo.
È
dunque un artista cinese o un artista francese?
In
una autointervista lunga, articolata, autoironica e autocritica che è
pubblicata sul volume monografico pubblicato in lingua francese e
inglese da Gli Ori di Firenze, Chen Zhen conia il termine
Transexperience
che è una tecnica di viaggiare e soprattutto spostarsi in un
luogo mentale distaccato dall’argomento dello stare.
Eh
si, ho appena scritto una frase astratta e complicata ma è
complicato semplificarla perché tutto nel pensiero di Chen
Zhen appare complicato: «I francesi dicono “parla cinese”
per sussumere qualcosa di incomprensibile. Io lo prendo come un
grandissimo complimento. Ciò mostra che i Cinesi non
affrontano i problemi di petto e che incominciano con non affermare
niente».
Possiamo
tentare di tradurre la mia maldestra definizione di Transexperiences
dicendo che nel lavoro di Chen Zhen sembra importante , quando stai
in un luogo mentale, il modo in cui tratti il tuo stesso modo di
stare.
Il
luogo geografico è quindi relativamente poco importante mentre
lo è lo sforzo che tu fai per valorizzare quello che stai
facendo.

Proviamo
a procedere con un esempio. Prendiamo
Table
de diagnostic, così
introduciamo un altro concetto proprio del lavoro di Chen Zhen:
convivendo con la propria malattia Chen Zhen lavora sul concetto del
vivere il tempo e lo spazio (se ne parlava a proposito di
Transexperiences)
e tra le altre cose alla fine degli anni Novanta decide di
intraprendere un percorso di autoformazione per diventare medico.
Cosa vuole dire diventare medico, studiare medicina? no: significa
elaborare delle strategie di attenzione e di azione più ancora
che di cura. Perché, come diceva Chen Zhen, «quando sei
malato è troppo tardi. Bisogna cercare di non essere malato».
Eh già, è fantastico, ma piuttosto complicato
soprattutto quando soffri di una malattia che ti sta uccidendo. Quali
strategie, dunque? Nel caso di
Table
de diagnostic
si tratta di una
superficie bianca che in realtà è una base sorretta da
gambe in metallo; nella base sono incastrate delle vaschette in
metallo, su due file; in ogni vaschetta c’è del liquido e
una barra immersa nel liquido in modo però da sporgere fuori
dalla vaschetta. In questo ritmo di vaschette si colloca una
superficie bianca con delle incisioni e un’altra barra che riesce,
pur essendo una e non due barre, a indicare una croce, un segno. Cosa
è
Table de
diagnostic? La parola
che più mi convince è «metrica». È
una metrica, cioè un sistema indicatore di relazioni tra
elementi spaziali: la superficie, i corpi, i solidi. Attenzione però
perché
Table de
diagnostic non è
soltanto un segno (la metrica è un indicatore di segno), è
anche una realtà, infatti dà insieme l’emozione che
dà un quadro, una installazione, uno strumento scientifico,
una scultura, un paesaggio.

Quindi si tratta di una realtà
autonoma. Infatti
succede con le opere di Chen Zhen che non sembrano delle mere
rappresentazioni, ma le vivi come delle normali realtà.Un
altro esempio:
Six
Roots. Una branda
rovesciata diventa una culla per campanelle di un rosso ottone. Cosa
è? una scultura? una installazione? Sembra piuttosto un sogno
e il sogno è una realtà.
Quando
si dice quindi che la mostra al Mart è uno zefiro fresco e
sereno si vuole dire questo: Chen Zhen è un autore classico.