Scritto per noi da
Esther Radiovic

La città del 'fumo' e delle
vetrine a luci rosse. Adesso che sono sbarcata qui ad Amserdam si
accendono ricordi che sembrano lontani. Avevo ventisei anni ed ero
con altri amici dell'univeristà. Una capatina veloce:
dormivamo nella zona rossa, fumavamo marjuana nei coffe shop, abbiamo
anche provato il popper...anche se non ci era sembrato granchè.
Adesso sbarco a Schipool con le mie
figlie, di tre anni e di sette mesi, e con mio marito.Ci arriviamo il giorno dopo
un lungo
reportage che ho letto su El pais: in alcuni parchi di Amsterdam,
dopo il tramonto, si potrà fare sesso. In realtà
quell'articolo l'ho trovato anche sulla rete, nei quotidiani
italiani. Gli zii olandesi ci vengono a prendere. In macchina
parliamo dei programmi per la nostra settimana. Dico, scherzando, che
potremmo andare anche al parco, a verificare. Lo zio Peter ride,
perché in Olanda la notizia si è conquistata solo dieci
righe in fondo al giornale. Perlomeno sul Volkskrant, un quotidiano
progressista.

Amsterdam è bella come me la
ricordavo, anche se i luoghi – e el velocità di viaggio –
sono molto diversi rispetto a undici anni fa. Adesso abbiamo due
passeggini, i cambi, i pannolini, i biberon con acqua, guanti,
cappellini... le biciclette sfrecciano, fa freddo e sole e neve si
alternano con una rapidità impressionante. Imparo a conoscere un'altra città:
certo, passiamo anche dal Dam, dalla stazione centrale, dalle vie
calpestate da turisti e tappezzate da carte di panini e bottigliette.
Ma è solo un attimo. Perchè questa volta gli zii
olandesi, acquisiti grazie al matrimonio, mi insegnano le strade di
un quartiere popolare: si chiama De Pijp, nella zona sud ovest della
città. Dalla casa degli zii si attraversa un ponticello e ci
si ritrova lungo la Cintur Urban. Girato a sinistra, c'è un
luogo che diviene subito il mio favorito: il grande mercato Albert
Cuyp. Cinquanta tulipani a cinque euro, si passeggia con una spremuta
di arancia in mano, per curiosare fra pesce, verdure, fiori, mobili,
vestiti e usato. Ci sono le patatine fritte con tanta maionese e
degli incroci lungo il tragitto che mi trasportano verso altre vie,
ricche di negozi semplici, decorazioni, e un parco giochi.
Sarà che vivo a Milano, ma
vedere canali, verde, poche macchine e tante bici fa sempre un gran
effetto!

Il Pijp non è l'unica scoperta.
Saliiamo sul tram mentre fuori piove e arriviamo alla stazione
centrale, capolinea. Scendiamo, adesso tira anche vento. La nuova
biblioteca, Oba, è su sette piani. Una grande hall, un
pianoforte con un cartello che dice: “chi sa suonare può
suonare”, grandi ascensori che trasportano su e giù, lungo i
sette piani. In realtà sono sei: al seminterratoc'è lo
spazio per i bambini, con tante poltrone di Gaetano Pesce e
un'infinità di video e libri che i più piccoli possono
prendere anche da sé e consultare. C'è un bel
laboratorio, in fondo alla stanza, per le attività manuali.
Nella biblioteca una pioggia di computer, al settimo piano pranziamo.
La terrazza si getta sulla città, ma fuori piove e non ci
resta che guardare dal vetro appannato, dentro, e rigato di lacrime
di pioggia, fuori.

L'ultimo ricordo di viaggio è un
senso di libertà del cielo nordico, delle nuvole in viaggio,
sopra la spianata dei musei, Museumplein.
Il Rijksmuseum in fondo,
maestoso, sulla sinistra il museo Van Gogh, nel parco un monumento
alle donne che hanno perso la vita per colpa del nazifascismo, 92
mila donne sterminate a Ravensbruk.
Mia figlia ci gioca nel
monumento, è piccola. Mi sale un'emozione forte.