29/03/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



una nostra lettrice racconta il suo ritorno nella città olandese
Scritto per noi da
Esther Radiovic


La città del 'fumo' e delle vetrine a luci rosse. Adesso che sono sbarcata qui ad Amserdam si accendono ricordi che sembrano lontani. Avevo ventisei anni ed ero con altri amici dell'univeristà. Una capatina veloce: dormivamo nella zona rossa, fumavamo marjuana nei coffe shop, abbiamo anche provato il popper...anche se non ci era sembrato granchè.
Adesso sbarco a Schipool con le mie figlie, di tre anni e di sette mesi, e con mio marito.Ci arriviamo il giorno dopo un lungo reportage che ho letto su El pais: in alcuni parchi di Amsterdam, dopo il tramonto, si potrà fare sesso. In realtà quell'articolo l'ho trovato anche sulla rete, nei quotidiani italiani. Gli zii olandesi ci vengono a prendere. In macchina parliamo dei programmi per la nostra settimana. Dico, scherzando, che potremmo andare anche al parco, a verificare. Lo zio Peter ride, perché in Olanda la notizia si è conquistata solo dieci righe in fondo al giornale. Perlomeno sul Volkskrant, un quotidiano progressista.

Amsterdam è bella come me la ricordavo, anche se i luoghi – e el velocità di viaggio – sono molto diversi rispetto a undici anni fa. Adesso abbiamo due passeggini, i cambi, i pannolini, i biberon con acqua, guanti, cappellini... le biciclette sfrecciano, fa freddo e sole e neve si alternano con una rapidità impressionante. Imparo a conoscere un'altra città: certo, passiamo anche dal Dam, dalla stazione centrale, dalle vie calpestate da turisti e tappezzate da carte di panini e bottigliette. Ma è solo un attimo. Perchè questa volta gli zii olandesi, acquisiti grazie al matrimonio, mi insegnano le strade di un quartiere popolare: si chiama De Pijp, nella zona sud ovest della città. Dalla casa degli zii si attraversa un ponticello e ci si ritrova lungo la Cintur Urban. Girato a sinistra, c'è un luogo che diviene subito il mio favorito: il grande mercato Albert Cuyp. Cinquanta tulipani a cinque euro, si passeggia con una spremuta di arancia in mano, per curiosare fra pesce, verdure, fiori, mobili, vestiti e usato. Ci sono le patatine fritte con tanta maionese e degli incroci lungo il tragitto che mi trasportano verso altre vie, ricche di negozi semplici, decorazioni, e un parco giochi.
Sarà che vivo a Milano, ma vedere canali, verde, poche macchine e tante bici fa sempre un gran effetto!

ObaIl Pijp non è l'unica scoperta. Saliiamo sul tram mentre fuori piove e arriviamo alla stazione centrale, capolinea. Scendiamo, adesso tira anche vento. La nuova biblioteca, Oba, è su sette piani. Una grande hall, un pianoforte con un cartello che dice: “chi sa suonare può suonare”, grandi ascensori che trasportano su e giù, lungo i sette piani. In realtà sono sei: al seminterratoc'è lo spazio per i bambini, con tante poltrone di Gaetano Pesce e un'infinità di video e libri che i più piccoli possono prendere anche da sé e consultare. C'è un bel laboratorio, in fondo alla stanza, per le attività manuali. Nella biblioteca una pioggia di computer, al settimo piano pranziamo. La terrazza si getta sulla città, ma fuori piove e non ci resta che guardare dal vetro appannato, dentro, e rigato di lacrime di pioggia, fuori.

il monumentoL'ultimo ricordo di viaggio è un senso di libertà del cielo nordico, delle nuvole in viaggio, sopra la spianata dei musei, Museumplein.
Il Rijksmuseum in fondo, maestoso, sulla sinistra il museo Van Gogh, nel parco un monumento alle donne che hanno perso la vita per colpa del nazifascismo, 92 mila donne sterminate a Ravensbruk.
Mia figlia ci gioca nel monumento, è piccola. Mi sale un'emozione forte.
 
Parole chiave: amsterdam
Categoria: Costume
Luogo: Olanda