25/06/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Jamaica, per ridurre la recidiva ai detenuti viene insegnato l'uso del computer
Siamo a giugno e fra poco milioni di persone si metteranno in movimento per raggiungere le più disparate località turistiche. Una delle mete favorite dai viaggiatori di tutto il mondo è la Jamaica, splendida isola dei Caraibi, conosciuta per le spiagge, Bob Marley, la marijuana.
Ma, c'è dell'altro. A Kingstom, la sua capitale, una delle città più violente al mondo, nel supercarcere esiste un programma di recupero davvero particolare.

DetenutiI fatti. Si chiama Prison Diares il nuovo progetto di giornalismo partecipativo previsto dalla Students Expressing Truth (Set) per la casa circondariale di massima sicurezza di Kingstom. In pratica una sorta di corso intensivo su come si gestisce un blog, un podcast, un programma radio e addirittura su come ci si relaziona su Second Life. Scopo del progetto? Dare un futuro ai carcerati insegnando loro un mestiere e cercare di azzerare il livello di recidiva che in Jamaica sfiora il 55%.
L'idea è venuta una decina d'anni fa a due ex detenuti. Cercavano un modo per offrire una seconda possibilità a chi aveva sbagliato: solo così sarebbero potuti tornare a vivere una vita normale senza commettere più reati. E da quando il progetto ha preso il via sui cento detenuti che vi hanno partecipato nessuno di loro è rientrato in carcere: un progetto che funziona.

L'ingrasso del supercarcereUna mano. I gestori del Set oltre che insegnare ai detenuti le tecniche informatiche fanno anche dell'altro. Per prima cosa aiutano il detenuto che ha finito di scontare la pena a trovare un alloggio una volta fuori dal carcere. Non solo: i detenuti vengono aiutati anche nella ricerca di un lavoro, primo passo per evitare di ricommettere reati.
Il progetto è piaciuto, e anche molto, pure fuori dai confini jamaicani. Nelgi Usa infatti, i gestori del Set sono riusciti a coinvolgere anche professori di Harvard e importanti musicisti. I primi per aiutare i detenuti nella comprensione del difficile mondo della rete internet. I secondi, come l'etnomusicologo della Brandies University, Wayne Marshallm, hanno contribuito alla creazione di tre audio workshop all'interno dei penitenziari e ne l frattempo, per chi fosse interessato, una radio, che organizza anche programmi settimanali a tema, trasmette 24 ore su 24 dalle mura del carcere di Tower Street a Kingstom. Dunque, un progetto ben ideato e ben riuscito. Un progetto che rispecchia la volontà di dare una seconda possibilità a chi ha sbagliato grazie a uno strumento capace di far evadere: interenet.

Alessandro Grandi

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