Centinaia di donne in burqa hanno manifestato all'esterno della Moschea Rossa
di Islamabad, chiedendone la ricostruzione ed esprimendo il loro appoggio alla
"guerra santa". La moschea fu distrutta il 10 luglio dello scorso anno, quando
l'esercito attaccò l'edificio per respingere i miliziani armati assediati all'interno.
Più di cento guerriglieri morirono nei combattimenti.

La Moschea Rossa ha sempre goduto della fama di essere il ritrovo degli islamici
più radicali, per lo più provenienti dalle aree tribali del nord-ovest dove i
talebani trovano terreno fertile. Adesso le donne, che hanno sfilato portando
con sé anche i bambini, si sono dette "pronte a continuare la lotta dei mujahideen
che hanno sacrificato la vita per rafforzare la legge dell'Islam nel Pakistan".
Per le strade si è alzata forte la voce "la Jihad è la nostra strada". Umme Hassan
è la figlia di Maulana Abdul Aziz, uno dei religiosi più influenti in Pakistan,
che nel giugno del 2007 cercò di sfuggire all'arresto durante l'assedio, indossando
un burqa. Umme, che ricopre un ruolo speciale tra le donne dell'Islam, ha infiammato
le manifestanti invitandole "a preparare i propri bambini e uomini alla guerra
santa". Di rimando la folla ha risposto: "Siamo pronte!". Nonostante gli slogan
e le parole dure, il corteo si è concluso senza incidenti e in maniera pacifica.
Domenica scorsa erano stati gli uomini a manifestare. Alla fine della protesta
un kamikaze si era lanciato contro la polizia facendosi saltare in aria: 18 morti,
tra cui tre poliziotti