Peacereporter, in collaborazione con Radiopopolare, presenta lo speciale radiofonico
"Spasìba Rossìa. Viaggio in Ossezia del Sud tra le vittime dell'aggressione georgiana
di agosto", di Enrico Piovesana. Regia e montaggio, Angelo Miotto.

Le testimonianze raccolte tra la gente di Tskhinvali raccontano quei drammatici
giorni di agosto. I bombardamenti a tappeto scatenati a tradimento su una città
che dormiva, il terrore vissuto per tre giorni e tre notti nei rifugi, i carri
armati georgiani che sparavano contro le case e le auto dei civili in fuga, la
resistenza armata della popolazione prima dell'arrivo dei russi, la disperazione
per aver per aver perso tutto, il lutto per la morte di parenti e amici.
E l'incredulità difronte al silenzio dei media internazionali, che hanno raccontato
solo la versione georgiana dei fatti, ignorando completamente la tragedia vissuta
da questo piccolo popolo e la ferocia criminale di un'aggressione diretta contro
la popolazione civile.
Spasiba Rossia: prima parte
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Spasiba Rossia: seconda parte
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Spasiba Rossia, terza parte
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"Quando siamo usciti dai rifugi, trovando la nostra città distrutta e piena di
morti, abbiamo acceso le televisioni e abbiamo visto che i telegiornali occidentali
parlavano solo della Georgia e non dicevano una parola della tragedia che abbiamo
vissuto qui. Questo ci ha fatto ancora più male delle bombe!", dice piangendo
Tina, infermiera dell'ospedale di Tskhinvali semidistrutto dalle cannonate georgiane.
"Non vi dice niente - chiede Josiph, ex collaboratore locale dell'Osce - che
il nome dell'operazione ordinata da Saakashvili fosse ’Campo pulito’? Volevano
sterminarci, cancellarci come popolo! E ci sarebbero riusciti se non fosse stato
per i russi!".
Su tutti i muri di Tskhinvali si ripetono le stesse scritte fatte a vernice:
'Spasìba Rossìa', grazie Russia.
Spasiba Rossia, quarta parte
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Spasiba Rossia, quinta parte
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Spasiba Rossia, sesta e ultima parte
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