22/10/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Il cadavere di Hrant Dink, il giornalista turco-armeno ucciso a Istanbul il 19 gennaio 2007Negli Stati Uniti e in Israele, a dispetto delle loro credenziali democratiche, continua a peggiorare la libertà di stampa nelle zone di conflitto, secondo il rapporto pubblicato da Reporters sans Frontieres oggi. Gli Usa sono scivolati al 119 posto dal 111 (su 173 Paesi presi in esame) in cui si trovavano lo scorso anno. Israele, le cui forze armate hanno ucciso un giornalista palestinese, per la prima volta dal 2003, si trova al 149 posto nella classifica, rispetto al 103 posto del 2007. Per quanto riguarda la libertà di stampa nel proprio Paese, entrambi sono da annoverare tra i Paesi più 'virtuosi'. Secondo quanto citato dal rapporto, il dato da evidenziare è invece come 'le democrazie impegnate nelle guerre al di fuori del loro territorio, proprio come Stati Uniti e Israele, continuano a scendere nella classifica. Sulla difensiva, e destabilizzate, le principali democrazie del mondo stanno gradualmente erodendo gli spazi delle libertà'. Pedaggio di morte elevato, quest'anno, per i giornalisti in Georgia, che nel 2007 si trovava al 66 posto ed è invece scivolata al 120. I Paesi situati tra i primi venti del mondo, con l'Islanda al primo posto, hanno tutti in comune il fatto di essere democrazie parlamentari. I primi 13 non sono impegnati in conflitti fuori dai confini nazionali. L'Italia è a quota 44, preceduta dai principali partner della Ue ad eccezione di Polonia, Romania e Bulgaria All'ultimo posto, come lo scorso anno, l'Eritrea.
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