Hu Jia, il dissidente snobbato dal Comitato del Nobel per la pace, vince il Premio Sakharov per i diritti umani
Hu Jia sarebbe probabilmente felice di sapere che ha vinto il Premio Sakharov
per i diritti umani, assegnatogli oggi dal Parlamento europeo. Ma il più famoso
dissidente cinese molto probabilmente non sa ancora niente: glielo dirà forse
la moglie Zeng nel loro prossimo incontro in un carcere di Pechino, dove Hu è
rinchiuso per scontare la pena di tre anni e mezzo che gli è stata comminata lo
scorso aprile. Neanche i cinesi – che neanche sanno chi è Hu Jia – verranno a
conoscenza della notizia, dato che la propaganda statale la oscurerà in tutti
i modi. Ma la scelta dell'Europarlamento rimane uno schiaffo alla Cina sul tema
dei diritti umani. Come a dire: passata la festa delle Olimpiadi, non dimentichiamoci
di tutto il resto.
Il premio. “Uno dei veri difensori dei diritti umani nella Repubblica popolare cinese”,
ha definito Hu Jia il presidente dell'Europarlamento, Hans-Gert Poettering, annunciando
la scelta. “Assegnando a lui il Premio Sakharov, il Parlamento europeo invia un
segnale di chiaro sostegno a tutti quelli che difendono i diritti umani in Cina”,
ha aggiunto. Un'opinione condivisa da Sophie Richardson, direttrice della sezione
asiatica dell'organizzazione
Human Rights Watch: “Pechino si è impegnata a migliorare i diritti umani e a mostrare al mondo
una 'società armoniosa' durante le Olimpiadi, ma invece ha costretto al silenzio
e rinchiuso pacifici difensori dei diritti”, ha detto. Le autorità cinesi hanno
subito risposto dicendo, con le parole del ministero degli esteri, che il premio
rappresenta “un'interferenza negli affari interni della Cina e nella sua sovranità
giudiziaria. Hu Jia è un criminale”, ha detto il portavoce Qin Gang.
L'impegno di Hu. Prima di essere condannato per “aver incitato la sovversione del potere statale”,
il 36enne Hu era stato una costante fonte per i giornalisti sugli abusi nelle
carceri, sulla piaga dei contagi di Aids nelle campagne, sulla mancanza di libertà
religiosa in Cina. Grazie a Internet, forniva alla stampa quelle informazioni
che il regime teneva segrete. E' anche a favore dell'autodeterminazione del Tibet,
una specie di tabù tra i cinesi. Le sue critiche al sistema si erano fatte sempre
più frequenti nei mesi precedenti i Giochi di Pechino: nel settembre 2007 aveva
pubblicato una lettera aperta ("la vera Cina e le Olimpiadi") denunciando diverse
violazioni dei diritti. E nel novembre di un anno fa era intervenuto in teleconferenza
a una sessione del Comitato per i diritti umani dell'Europarlamento, portando
la sua testimonianza sulla situazione nel Paese. E' stato proprio quel collegamento
a costargli la condanna per sovversione.
La detenzione. Ora che è in carcere, dopo alcuni mesi agli arresti domiciliari, Hu è tenuto
sotto stretto controllo ed è stato messo almeno una volta in isolamento con delle
catene, secondo
Human Rights Watch. Soffre di cirrosi al fegato a causa di una infezione cronica di epatite B e,
seguendo una dieta strettamente vegetariana anche per la sua fede buddista, soffre
di problemi nutrizionali. La sua corrispondenza con i familiari è controllata
dalle autorità penitenziarie, che possono imporgli di rimuovere contenuti indesiderati.
Può vedere periodicamente solo la moglie, a sua volta controllata con telecamere
a circuito chiuso nella casa circondata costantemente dai servizi segreti.
Possibile peggioramento dei rapporti tra Ue e Cina. Quest'anno, Hu era il favorito numero uno per il Nobel per la Pace, andato invece
all'ex presidente finlandese Martti Ahtisaari. Quella scelta ha deluso alcuni
attivisti per i diritti umani, secondo cui i membri del Comitato del Nobel non
hanno voluto prendere una posizione scomoda. Il Sakharov, il più prestigioso riconoscimento
del genere a livello europeo, potrebbe così essere visto da alcuni come un premio
di consolazione. Non la pensa così Stein Tonnesson, direttore dell'International Peace Research Institute di Oslo. "Non è una sorpresa che un dissidente cinese riceva il Premio Sakharov
prima del Nobel per la pace”, dice a PeaceReporter. “Dopotutto, il Parlamento europeo conosce Hu Jia, che ha testimoniato per esso.
Non credo che la decisione di un comitato abbia avuto un effetto sull'altro, i
processi si sono semplicemente mossi per vie parallele. Credo che Hu avrebbe vinto
il Sakharov anche in caso di conferimento del Nobel”. Dato che il premio arriva
da un'istituzione rappresentativa come l'Unione europea, inoltre, potrebbero anche
essere più pesanti le ripercussioni sui rapporti con la Cina, di cui la Ue è ormai
il maggiore partner commerciale. Già venerdì 24 ottobre, all'incontro tra i rispettivi
rappresentanti al vertice dell'Asia-Europe Meeting di Pechino, si potrebbero vedere
le prime conseguenze.