23/10/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Hu Jia, il dissidente snobbato dal Comitato del Nobel per la pace, vince il Premio Sakharov per i diritti umani
Hu Jia sarebbe probabilmente felice di sapere che ha vinto il Premio Sakharov per i diritti umani, assegnatogli oggi dal Parlamento europeo. Ma il più famoso dissidente cinese molto probabilmente non sa ancora niente: glielo dirà forse la moglie Zeng nel loro prossimo incontro in un carcere di Pechino, dove Hu è rinchiuso per scontare la pena di tre anni e mezzo che gli è stata comminata lo scorso aprile. Neanche i cinesi – che neanche sanno chi è Hu Jia – verranno a conoscenza della notizia, dato che la propaganda statale la oscurerà in tutti i modi. Ma la scelta dell'Europarlamento rimane uno schiaffo alla Cina sul tema dei diritti umani. Come a dire: passata la festa delle Olimpiadi, non dimentichiamoci di tutto il resto.

Il premio. “Uno dei veri difensori dei diritti umani nella Repubblica popolare cinese”, ha definito Hu Jia il presidente dell'Europarlamento, Hans-Gert Poettering, annunciando la scelta. “Assegnando a lui il Premio Sakharov, il Parlamento europeo invia un segnale di chiaro sostegno a tutti quelli che difendono i diritti umani in Cina”, ha aggiunto. Un'opinione condivisa da Sophie Richardson, direttrice della sezione asiatica dell'organizzazione Human Rights Watch: “Pechino si è impegnata a migliorare i diritti umani e a mostrare al mondo una 'società armoniosa' durante le Olimpiadi, ma invece ha costretto al silenzio e rinchiuso pacifici difensori dei diritti”, ha detto. Le autorità cinesi hanno subito risposto dicendo, con le parole del ministero degli esteri, che il premio rappresenta “un'interferenza negli affari interni della Cina e nella sua sovranità giudiziaria. Hu Jia è un criminale”, ha detto il portavoce Qin Gang.
 
L'impegno di Hu. Prima di essere condannato per “aver incitato la sovversione del potere statale”, il 36enne Hu era stato una costante fonte per i giornalisti sugli abusi nelle carceri, sulla piaga dei contagi di Aids nelle campagne, sulla mancanza di libertà religiosa in Cina. Grazie a Internet, forniva alla stampa quelle informazioni che il regime teneva segrete. E' anche a favore dell'autodeterminazione del Tibet, una specie di tabù tra i cinesi. Le sue critiche al sistema si erano fatte sempre più frequenti nei mesi precedenti i Giochi di Pechino: nel settembre 2007 aveva pubblicato una lettera aperta ("la vera Cina e le Olimpiadi") denunciando diverse violazioni dei diritti. E nel novembre di un anno fa era intervenuto in teleconferenza a una sessione del Comitato per i diritti umani dell'Europarlamento, portando la sua testimonianza sulla situazione nel Paese. E' stato proprio quel collegamento a costargli la condanna per sovversione.

La detenzione. Ora che è in carcere, dopo alcuni mesi agli arresti domiciliari, Hu è tenuto sotto stretto controllo ed è stato messo almeno una volta in isolamento con delle catene, secondo Human Rights Watch. Soffre di cirrosi al fegato a causa di una infezione cronica di epatite B e, seguendo una dieta strettamente vegetariana anche per la sua fede buddista, soffre di problemi nutrizionali. La sua corrispondenza con i familiari è controllata dalle autorità penitenziarie, che possono imporgli di rimuovere contenuti indesiderati. Può vedere periodicamente solo la moglie, a sua volta controllata con telecamere a circuito chiuso nella casa circondata costantemente dai servizi segreti.

Possibile peggioramento dei rapporti tra Ue e Cina. Quest'anno, Hu era il favorito numero uno per il Nobel per la Pace, andato invece all'ex presidente finlandese Martti Ahtisaari. Quella scelta ha deluso alcuni attivisti per i diritti umani, secondo cui i membri del Comitato del Nobel non hanno voluto prendere una posizione scomoda. Il Sakharov, il più prestigioso riconoscimento del genere a livello europeo, potrebbe così essere visto da alcuni come un premio di consolazione. Non la pensa così Stein Tonnesson, direttore dell'International Peace Research Institute di Oslo. "Non è una sorpresa che un dissidente cinese riceva il Premio Sakharov prima del Nobel per la pace”, dice a PeaceReporter. “Dopotutto, il Parlamento europeo conosce Hu Jia, che ha testimoniato per esso. Non credo che la decisione di un comitato abbia avuto un effetto sull'altro, i processi si sono semplicemente mossi per vie parallele. Credo che Hu avrebbe vinto il Sakharov anche in caso di conferimento del Nobel”. Dato che il premio arriva da un'istituzione rappresentativa come l'Unione europea, inoltre, potrebbero anche essere più pesanti le ripercussioni sui rapporti con la Cina, di cui la Ue è ormai il maggiore partner commerciale. Già venerdì 24 ottobre, all'incontro tra i rispettivi rappresentanti al vertice dell'Asia-Europe Meeting di Pechino, si potrebbero vedere le prime conseguenze.

Alessandro Ursic

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