05/11/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



"E' arrivato il cambiamento". Possiamo crederci?

Elezioni storiche, senza dubbio. Il fatto che un nero sia diventato Presidente degli Stati Uniti è un fatto clamoroso. Mai come quest'anno tanta gente si è recata alle urne. Il mondo intero si aspetta il cambiamento. E il quarantaquattresimo presidente degli Usa nel suo primo discorso ha detto che il cambiamento è arrivato. Possiamo crederci? Davvero la sua elezione cambierà il mondo?

Anche noi un po' ci speriamo, ma più per il nostro inguaribile ottimismo che per altro.

Tra i grandi sostenitori di Obama ci sono stati l'ex portavoce di Bush McClellan, e Colin Powell, che è vero che non era del tutto d'accordo con le folli politiche internazionali di Bush, ma era pur sempre un suo uomo. Ci sono stati tutti i grandi media, dal New York Times in giù. E i grandi media statunitensi non hanno mai fatto gli interessi dei popoli del mondo, e raramente - soprattutto negli ultimi anni - si sono interessati della sorte del popolo di casa loro preferendo sempre fare gli interessi dei loro proprietari e delle grandi lobby finanziarie.

Nuove politiche ambientali? Dovrebbero arrivare, visto che i maggiori finanziatori del nuovo presidente Usa non sono stati i petrolieri - come per Bush - ma le industrie del nucleare.

Nuova politica estera? Certamente: "Aiuteremo chi nel mondo cerca di costruire la pace" ha detto il primo presidente di colore. Che ha aggiunto: "Sconfiggeremo i nemici dell'America", e si prepara a spostare i soldati oggi in Iraq per portarli in Afghanistan, dove Barack Obama ha deciso di intensificare le operazioni militari. Di proseguire, con ancora più violenza la guerra. "Penso alle madri e ai padri dei nostri ragazzi impegnati a combattere in Iraq e in Afghanistan", ha detto nel suo discorso di Chicago.

Sarebbe l'ora che cominciasse a pensare anche alle madri e ai padri dei piccoli afgani e iracheni che ogni giorno le sue bombe uccidono. Inutilmente.

 

Maso Notarianni

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