01/09/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Terroristi sequestrano centinaia di bambini in una scuola della Russia meridionale
Un bambino salvato dalla scuolaDietro i blindati dell’esercito federale spuntano le canne dei fucili dei soldati e degli Omon, la polizia speciale russa, puntati contro la piccola scuola elementare numero 1 di Beslan, capitale dell’Ossezia del Nord, repubblica russa del Caucaso settentrionale confinante con la Cecenia. Questa mattina, primo giorno di scuola, diciassette fra uomini e donne armati, vestiti di nero, con il volto coperto da passamontagna neri e con cinture esplosive alla vita, hanno fatto irruzione nella scuola prendendo in ostaggio centinaia di bambini. L’edificio scolastico di cemento armato è stato subito circondato dalle forze di sicurezza. Al momento dell'irruzione dei terroristi ci sono stati degli spari, e almeno un otto persone sono morte. Poi sono iniziate le trattative.

Il commando terroristico ha detto che se i militari faranno irruzione nella scuola, loro si faranno saltare in aria uccidendo tutti gli ostaggi. Le condizioni per la loro resa sono due. La prima è il rilascio delle centinaia di persone imprigionate nella vicina repubblica d’Inguscezia dalle forze russe nel corso dei violenti rastrellamenti seguiti alla clamorosa azione della guerriglia filo-cecena, che a fine giugno aveva messo a ferro e fuoco la capitale ingusceta Nazran. La seconda è il ritiro dell’esercito russo dalla Cecenia. Una richiesta retorica, dato che Putin non ha nessuna intenzione di mollare la presa sulla Cecenia, sua ossessione fin da quando mise piede al Cremlino, e fonte irrinunciabile di autofinanziamento illecito per i vertici militari russi.

La guerra in Cecenia: una delle più grandi e ignorate tragedie dei nostri giorni, un conflitto che prosegue ormai da dieci anni nel più totale silenzio dei media internazionali, che ha causato la morte di un quarto della popolazione di quella piccola repubblica caucasica, e che vede le truppe russe macchiarsi dei peggiori crimini contro l’umanità (stupri, torture, saccheggi, sequestri, esecuzioni extragiudiziali). Una guerra che il Cremlino si è sempre illuso di poter gestire come una questione locale e che invece, sempre di più, produce contraccolpi drammati i in tutto il territorio russo. Dal contagio alle repubbliche russe del Caucaso settentrionale (Daghestan, Inguscezia, Kabardino-Balkaria), dove la guerriglia islamica filo-cecena e anti-russa sta dilagando a macchia d’olio. Agli attacchi terroristici che portano la guerra nelle strade, nelle metropolitane e nei teatri di Mosca.

E proprio lo spettro del sequestro del teatro Dubrovka di Mosca dell’ottobre 2002 si aggira in queste ore per le strade di Beslan. Un sequestro che allora finì in tragedia dopo il blitz delle forze speciali russe che usarono gas tossici sterminando sia i terroristi ceceni che i centotrenta ostaggi nelle loro mani. Ma soprattutto, quello che accade oggi in Ossezia alimenta la sindrome del terrore continuo. Questo sequestro arriva all’indomani di un attentato che martedì sera ha ucciso dieci persone in una stazione della metropolitana moscovita. E una settimana dopo la strage dei novanta passeggeri dei due aerei di linea russi fatti esplodere in volo, sembra, da due donne kamikaze cecene.

CartinaAzioni disperate di uomini e donne che purtroppo vedono nella violenza e nel terrore l’unico strumento per denunciare la violenza e il terrore subiti in patria per mano delle truppe russe e delle milizie ‘unioniste’ che collaborano con loro. Atti condannabili senza riserve, alimentati dall'atrocità e dalla disumanità di quello che accade, ogni giorno, in Cecenia. Atti che sono destinati a ripetersi fino a quando il Cremlino non accetterà una soluzione negoziale del conflitto indipendentista ceceno, invece di perseverare ottusamente sulla strada della soluzione militare. Una soluzione di cui fa le spese sia il popolo ceceno che quello russo. E di cui adesso stanno facendo le spese centinaia di bambini innocenti, che nulla c'entrano con la follia di chi vuole la guerra e di chi usa il terrore per porvi fine.
 
 
 
Il portavoce dell'ex presidente ceceno, Aslan Maskhadov, leader degli indipendentisti anti-russi, condanna da Londra il sequestro in Ossezia, ma accusa Mosca

"In connessione con le notizie riguardo all'intenzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU di discutere i recenti atti di terrorismo nel contesto del conflitto ceceno, il governo della RCI da il benvenuto a questa decisione. Abbiamo sempre pensato che gli eventi in Cecenia non sono un problema interno russo e che sono soggetti ad una giurisdizione internazionale. La comunità internazionale deve finalmente focalizzare la propria attenzione sulla tragedia del popolo ceceno e russo, in cui la politica della leadership del Cremlino li ha fatto cadere.

Aslan MaskhadovIl governo della RCI condanna risolutamente i recenti atti di terrore diretti contro la popolazione civile e dichiara che non ha assolutamente nulla a che fare con essi. Queste azioni sono state eseguite da gente la cui ragione è stata eclissata dall'incubo della tragedia cecena e dal dolore della perdita di parenti. Tali azioni non contribuiscono ad avvicinare una soluzione pacifica che si aspetta da tempo sul suolo d ella sofferente nazione cecena e che continua la sua lotta secolare per l'indipendenza.

Allo stesso tempo, la condanna di queste azioni non aiuterà a fermare il terrore se la comunità internazionale ignorerà le ragioni da cui nascono. La responasbilità politica per l'escalation della violenza in Cecenia e attorno ad essa sta dalla parte della Russia, che è colpevole di massive e sistematiche atrocità contro civili innocenti. Il governo della RCI ha messo in guardia già da molto tempo che il rifiuto della parte russa di ricercare una soluzione pacifica della crisi ad un tavolo dei negoziati avrebbe solo condotto ad un rafforzamento degli elementi radicali e alla perdita del controllo della situazione. Alla luce degli ultimi eventi possiamo dire che questi timori stanno diventando una realtà".

Ci appelliamo al Consiglio di Sicurezza che, dopo avere condannato gli atti di terrore, richiami la Federazione Russa a riesaminare la politica di guerra ed annichilazione del popolo ceceno e di riconoscere che la risoluzione del conflitto è la prerogativa delle Nazioni Unite. Noi dichiariamo nuovamente che siamo pronti per una soluzione politica del problema ceceno sotto il controllo internazionale."

A. Zakayev,
 
Londra, 1 Settembre 2004.

Enrico Piovesana

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