Oggi pomeriggio alla Camera si discute il rifinanziamento ponte delle missioni militari italiane all'estero, ovvero uno stanziamento integrativo per coprire le spese fino al 31 dicembre.
La cifra complessiva è di circa 150 milioni di euro così divisi, in gran parte destinati alla missione Unifil in Libano. La seconda vice di spesa è destinata alla missione Isaf in Afghanistan: oltre 12 milioni di euro che si vanno ad aggiungere ai 337 milioni dello stanziamento annuo approvato lo scorso febbraio.
PeaceReporter ripropone una scheda riassuntiva della missione Isaf e della partecipazione italiana a tale missione.
L'operazione segreta 'Sarissa'. Dall'estate del 2006 la missione Nato 'Isaf' - cui l'Italia partecipa - è ufficialmente diventata una missione di guerra ai talebani parallela alla missione Usa 'Enduring Freedom'. Da quel momento anche l'Italia è entrata in guerra con l'operazione segreta 'Sarissa' che da allora impegna circa 200 nostri soldati delle forze speciali (Ranger del 4° Alpini, incursori del Comsubin, il 9° Col Moschin e il 185° Rao della Folgore, tutti inquadrati nella 'Task Force 45') in azioni di combattimento coordinate dal Comando centrale Isaf per le Operazioni Speciali di Kabul (che gestisce tutti i contingenti di forze speciali Nato in Afghanistan).
Attualmente sono basate presso il Prt italiano di Herat e presso quello statunitense della provincia di Farah.
Il 'Battle Group' italiano. L'Italia schiera in Afghanistan anche altre truppe da combattimento, vale a dire le tre compagnie (due di Alpini della 'Julia' e una di Bersaglieri della 'Garibaldi': in tutto 300 uomini) che - assieme a una quarta compagnia di paracadutisti spagnoli) compongono il 'Battle Group' del Comando Regionale Ovest di Herat. A rotazione, una compagnia presidia l'avamposto (Forward Operating Base) di Delearam, nella provincia sud-occidentale di Nimruz, un'altra presidia l'avamposto di Bala Murghab, nella provincia nord-occidentale di Badghis, un'altra staziona a Herat come forza di pronto intervento (Quick Reaction Force) e un'altra è a riposo.
Nei prossimi mesi i 'Battle Group' del Comando Regionale Ovest diventeranno due, uno per ogni avamposto.
Le battaglie e i mezzi degli italiani. Fin dal settembre del 2006 queste le compagnie da combattimento italiane che si sono succedute nell'Ovest hanno preso parte a decine di combattimenti: sia episodiche azioni difensive in risposta a imboscate, che pianificate azioni offensive per la riconquista di territori caduti in mano agli insorti (come la famosa battaglia del Gulistan del novembre 2007).
I mezzi bellici a disposizione del 'Battle Group' italiano sono i cingolati da combattimento Vcc-80 Dardo, gli elicotteri da attacco A-129 Mangusta, gli elicotteri da trasporto e assalto Sh-3d e gli aerei spia Predator.
Sono in arrivo anche quattro cacciabombardieri Tornado che però (almeno sulla carta) potranno essere impegnati solo in missioni di pattugliamento e ricognizione (individuazione obiettivi).
Settemila civili uccisi da Usa e Nato. La guerra in Afghanistan ha ucciso almeno 10 mila civili afgani in sette anni (senza contare le migliaia e migliaia di altri civili 'vittime indirette' del conflitto, ovvero deceduti per carestie ed epidemie causate dalla guerra).
Oltre due terzi di queste vittime civili (circa 7 mila persone) sono state causate da bombardamenti aerei Usa/Nato.
Impossibile calcolare il numero di feriti e mutilati, nell'ordine comunque delle decine di migliaia.