25/11/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Da Strasburgo perlessità sul Passenger Name Recording, la raccolta dati su modello Usa demandata alle compagnie aeree.

New York settembre 2001, Madrid marzo 2004. Londra luglio 2005. Tre eventi che hanno cambiato il concetto di nemico e le prospettive di difesa dei paesi minacciati dalle azioni terroristiche. Ma, soprattutto, hanno avuto un effetto collaterale violentissimo sulla privacy e le libertà dei cittadini di tutto il mondo occidentale. Potrebbe sembrare un paradosso, una provocazione, ma forse il terrorismo si è palesato come il miglior alleato dei governi nazionali per esercitare attività di controllo sui propri cittadini. Quanto più aumenta la paura, tanto più è semplice far accettare alla gente misure di controllo sempre più repressive, il sacrificio della privacy a vantaggio della sicurezza.

Occhio al posto in cabina! Il 20 novembre il Parlamento europeo ha approvato la mozione presentata dalla olandese Sophie In't Veld sulla proposta di decisione quadro sull'uso dei dati dei passeggeri aerei, il cosiddetto Passenger Name Recording (Pnr). I 512 eurodeputati che hanno votato a favore hanno espresso le loro perplessità su un sistema lesivo della privacy dalla non comprovata utilità alla lotta contro il terrorismo. Difatti, il Pnr in uso negli Stati Uniti non ha dato dimostrazioni di grande utilità se non di disagio per i passeggeri: il cervellone, che riversa i dati direttamente negli archivi del Dipartimento di Sicurezza Interna, raccoglie ben diciannove dati differenti che vanno dai dati anagrafici al numero della carta di credito, dal posto scelto in cabina a preferenze alimentari. In poche parole: se avrete scelto un posto a sedere nella fila delle uscite di sicurezza, magari per stare più comodi, e chiesto di mangiare vegetariano o, peggio ancora, della carne halal (macellata secondo i dettami islamici) avete buone possibilità di essere considerati dei terroristi. Attualmente, nell'archivio del Dipartimento di Sicurezza sono conservati i dati di circa 300mila persone, tra cui quelli di Nelson Mandela, del senatore Ted Kennedy e di molti eurodeputati liberali che hanno espresso il loro dissenso nei confronti del Pnr. I dati possono essere conservati dalle autorità statunitensi per 7 anni.

body scanningRaccolta dati? Provate su Facebook. Una buona notizia, però, arriva da Bruxelles: il "body scanning" è stato, per il momento, accantonato. Quanto meno nessun funzionario potrà vedere la radiografia dei passeggeri e ridere di difetti anatomici "piccoli o grandi che siano".
Se, invece, il programma Pnr passa, nonostante il parere contrario - purtroppo non vincolante - di Strasburgo, i governi potranno conservare i dati passati dalle compagnie aeree per ben 13 anni. Manfred Weber e Erik Josefsson, entrambi eurodeputati, stanno portando avanti una campagna critica molto dura nei confronti del progetto: la privacy delle persone va protetta e il Pnr va ben oltre qualsiasi limite di tolleranza. Dal Parlamento si richiede che il Consiglio porti delle prove concrete sull'utilità del sistema e che, se proprio debba essere istituito, ci sia una severa regolamentazione sui soggetti che possano avere accesso a informazioni così delicate. "Non esiste motivo - dice Weber - per cui le autorità governative debbano sapere chi siano i miei amici, le mie passioni e dove vado in viaggio". È vero non c'è motivo... E non ce n'è bisogno: basta fare un giro su Facebook e trovare tutte le informazioni che si vogliono.

 

 

Nicola Sessa

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