01/12/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Gli ergastolani italiani in sciopero della fame per chiedere l'abolizione del carcere a vita

Riceviamo, e pubblichiamo, la lettera che i condannati all'ergastolo del carcere di Firenza - Sollicciano hanno scritto per tutti i cittadini italiani, in occasione dell'inizio del loro sciopero della fame. A loro si sono uniti tutti gli ergastolani in Italia, chiedendo l'abolizione del carcere a vita e l'apertura di un dibattito su una pena che non prevede riabilitazione

 

Cari/e cittadini/e,

siamo un gruppo di detenuti del carcere di Sollicciano condannati alla pena dell'ergastolo. Di solito siamo invisibili, viviamo nascosti dalle mura del carcere, ai margini della città. Spesso si fa fatica a pensare che un detenuto sia una persona come le altre. Noi carcerati, emarginati, spesso umiliati e isolati dal mondo che pure ci appartiene, nutriamo un desiderio ardente di vivere. Alimentiamo questo desiderio attraverso la scuola, lo studio, la formazione, che ci fanno sentire parte del mondo. Con questa lettera vorremmo parlare a tutta la città. Nella prima settimana di dicembre effettueremo uno sciopero della fame per chiedere anche in Italia, come in altre nazioni europee, l'abolizione della pena dell'ergastolo. Lo sciopero durerà una settimana. Lo stesso faranno tutte le carceri della Toscana e, nelle settimane a seguire, tutte le carceri italiane. Lo sciopero della fame è un gesto di disperazione. Faremo questo sciopero nel rispetto delle regole e senza creare allarmi all'interno della struttura carceraria. Lo sciopero non è una forma di contestazione contro il carcere di Firenze, ma è una protesta nei confronti della pena dell'ergastolo. E' una protesta assolutamente pacifica per far sentire la nostra voce. Noi sappiamo di dover affrontare la reclusione e perciò cerchiamo a tutti i costi trovare una ragione, nei pochi momenti di lucidità: un motivo, un appiglio, la forza per andare avanti. Dobbiamo trovare da qualche parte un filo di luce che ci conduca verso la speranza. E' il miraggio di tornare a vivere che ci fa superare ogni ostacolo, anche se, alla fine, il carcere ci lascia dentro dei segni indelebili. Ma l'ergastolo non ci lascia scampo, spegne anche quel filo di luce, distrugge ogni speranza, uccide perfino i nostri sogni. A quel punto non resta che sdraiarsi sulla branda e logorarsi al pensiero di attendere la fine, che arriva lentamente, giorno dopo giorno.

Perché chiediamo l'abolizione dell'ergastolo?

Perché noi ergastolani viviamo il tempo senza speranza, senza una meta. Oggi come ieri, senza un domani. Moriamo poco a poco, senza poter mai dire "Siamo tornati padroni della nostre vite". Perché vogliamo ridare dignità alle nostre famiglie. I nostri genitori, i nostri figli, i nostri nipoti stanno pagando una pena che non gli appartiene. Perché la pena dell'ergastolo è contraria alla Costituzione della Repubblica. L'ergastolo contrasta con il nostro ordinamento costituzionale, in particolare con l'art. 27 che stabilisce il principio di umanità delle pene. La Costituzione assegna alla pena una finalità rieducativa. Ciò significa che la pena non deve essere fine a se stessa, non deve rispondere solo a una logica punitiva, ma deve essere uno strumento per il reinserimento sociale. La pena dell'ergastolo fa venir meno la finalità della rieducazione e dunque è in contrasto con il dettato costituzionale e viola un principio giuridico fondamentale. La pena dell'ergastolo ha carattere perpetuo e priva il condannato di ogni possibilità di reinserimento sociale: per questo è da considerarsi costituzionalmente illegittima. L'ergastolo equivale a una pena di morte, perché la sua finalità non è il recupero dell'individuo che ha commesso reato ma la sua "eliminazione", la sua neutralizzazione perenne, la perdita della condizione di persona. Anche il diritto romano assimilava l'ergastolo alla pena capitale. Nel codice penale francese del 1791 la pena dell'ergastolo era stata abolita perché ritenuta disumana e inaccettabile, una forma di riduzione dell'uomo in schiavitù. In Italia esiste una proposta di legge, che un gruppo di senatori ha presentato in Parlamento nel corso della passata legislatura, per la soppressione della pena dell'ergastolo.

 

Cosa chiediamo ai/alle cittadini/e di Firenze?

  • se volete, potete appoggiare la nostra iniziativa facendo lo sciopero della fame almeno un giorno, il 1° dicembre;

  • il 1° dicembre venite davanti ai cancelli del carcere per portare un segno di solidarietà;

  • se fate parte di un'associazione, di un circolo, di un gruppo, di un sindacato, di una comunità religiosa o parrocchiale, di un partito, aprite una discussione su questo tema e chiedete a questo soggetto collettivo di prendere una posizione a favore dell'abolizione dell'ergastolo;

  • se siete studenti, operai, lavoratori parlate di noi a scuola e nei posti di lavoro;

  • se avete una pubblicazione o lavorate in un organo di informazione, informate i lettori o ascoltatori su quello che chiediamo.

 

La Toscana è stata la prima ad abolire la pena di morte. Chiediamo la vostra solidarietà. Non lasciateci soli. Chiediamo che vi facciate portabandiera di una battaglia di civiltà. Se non siete d'accordo o se avete delle domande da farci, scriveteci. Scrivete a uno dei firmatari di questa lettera all'indirizzo via Minervini 2/R, 50142 Firenze.

Se volete maggiori informazioni su di noi e sull’ergastolo potete consultare il sito internet: www.informacarcere.it, nella sezione Mai dire Mai.
Oppure potete scrivere una e-mail all'associazione Liberarsi all'indirizzo: assliberarsi@tiscali.it

I volontari dell'associazione Liberarsi sono disponibili a partecipare a dibattiti e incontri nelle scuole, nei circoli, nelle comunità perché il nostro problema sia discusso e meglio conosciuto.

Parole chiave: carcere, abolizione ergastolo
Categoria: Diritti
Luogo: Italia