Scritto per noi da
Cristina Rosati
Il cancello dell'ospedale psichiatrico Sant'Anna di Parigi è sempre aperto, unico passaggio attraverso l'imponente muro di protezione che circonda tutto il complesso. Costruito in campagna alla fine dell'ottocento, oggi la casa di cura è del tutto integrata nel tessuto urbano della città. Nel parco tra i diciotto padiglioni interni si possono distinguere i visitatori dai pazienti perché questi ultimi sono i soli a passeggiare senza cappotto nel freddo di dicembre. Nella sala Raymond Garcin, neurologo francese di inizio secolo, incontriamo il dottor Angelo Poli, presidente del sindacato degli psichiatri pubblici che ha assistito lo scorso due dicembre al discorso di Sarkozy sulla "messa in sicurezza" degli ospedali psichiatrici.
"Siamo stati tutti sorpresi dalla parole del Presidente. Ci aspettavamo un discorso rude perché tutto è partito da un fatto di cronaca, un ragazzo ucciso da un paziente schizofrenico fuggito da un ospedale di Grenoble, ma Sarkozy è andato oltre..."
Nel suo intervento Sarkozy ha proposto l'ampliamento dei sistemi di controllo interni agli ospedali, un irrigidimento delle condizioni per le uscite e la costruzione di nuove strutture per i "casi difficili".
Quel discorso mi ha riportato alla memoria gli albori della psichiatria in Francia, quando si costruivano strutture isolate circondate da alte mura. Negli anni '60 e ‘70 questi luoghi cominciano a cambiare ed ad aprirsi alla città, fino alla legge oggi vigente che risale al 1990. Sono vent'anni che si abbattono i manicomi, oggi si decide di ricostruirli, un vero ritorno al passato.
Sarkozy ha annunciato che stanzierà 30 milioni di euro per installare un sistema di video-sorveglianza interna agli ospedali.
Quello che ci serve adesso è aumentare il numero del personale curante, non abbiamo bisogno di vigili per risolvere il problema della violenza interna agli ospedali. Immaginate una corsia con dieci malati e un solo infermiere che può intervenire in caso di bisogno...è normale che si possono verificare degli episodi spiacevoli perché non si riesce ad occuparsi di tutti nella maniera adeguata.
Un'altra proposta è quella di controllare i pazienti difficili per mezzo di un braccialetto GPS che dia l'allarme qualora si esca dal perimetro consentito dai medici. Qual è la sua opinione su questo sistema di geolocalizzazione?
Dipende dai casi. Se si tratta di proteggere una persona affetta da demenza ha un senso: il demente non si rende conto di essere controllato e lo strumento può davvero servire ai medici per prendersi cura del malato, per non perderlo mai di vista. Nel caso di un paziente affetto da schizofrenia è inutile e anche dannoso: il malato potrebbe arrivare a tagliarsi un braccio piuttosto che sopportare questo tipo di controllo. Quindi mi sembra una proposta inapplicabile.
40 milioni di euro è la cifra promessa per costruire quattro nuovi centri destinati ai casi più difficili. Oggi se ne contano già cinque. Questa è una proposta che va in direzione della presa in cura dei pazienti?
Secondo me, ma credo di interpretare anche il pensiero della maggior parte degli psichiatri francesi, sono altre le questioni su cui bisognerebbe investire. In vent'anni siamo passati da 120.000 posti letto tra ospedali pubblici e privati ai 70.000 di oggi. Quindi spesso non siamo in grado di accogliere tutte le richieste e sempre più l'ospedale diventa un luogo di passaggio e non un vero luogo di cura. Questa è la norma. Investire ancora fondi per i casi eccezionali mi sembra un errore.
Tra le proposte c'è anche quella di rendere più difficile l'iter per uscire dagli ospedali. Mentre adesso basta l'assenso del prefetto su richiesta dello psichiatra curante, d'ora in avanti si dovrebbe prendere in esame anche l'opinione di un collegio di infermieri e di un medico estraneo al caso.
Il problema è che Sarkozy ha tenuto un discorso sull'onda emotiva del caso di Grenoble. Non è la maniera giusta di proporre le leggi. Innanzi tutto questa proposta si riferisce solo ai casi di internamento d'ufficio, cioè quelli decisi dal prefetto come atto amministrativo, che sono circa l'1% della totalità dei malati presi in cura. Di questo 1% una parte ancora minore riguarda i casi di malati che hanno commesso degli atti penali. E poi chiedere l'opinione per la cura di un paziente agli infermieri che di casi ne seguono a centinaia mi sembra un atteggiamento antimedicale...
A chi ha criticato il Presidente della Repubblica accusandolo di avere solo l'obiettivo del controllo e non quello della cura, Sarkozy ha risposto che è un suo dovere occuparsi anche delle famiglie delle vittime.
Bisogna sempre tenere i due piani separati. Tutti vorremmo un mondo dove non si compiano mai dei delitti, ma come fare per garantirlo? Per esempio due giorni dopo il discorso di Sarkozy un deputato ha ucciso la moglie e in ospedale è iniziata a circolare la voce: i deputati sono pericolosi, allora interniamoli tutti...
Secondo lei non c'è nessun elemento positivo nel discorso di Sarkozy?
E' positivo che sia stato il primo Presidente della Repubblica ad entrare in una casa di cura e a portare la psichiatria all'attenzione dei media. E' positivo che abbia annunciato di stanziare dei soldi. Se poi ai medici sarà data la possibilità di proporre come investirli, questo è positivo.
Nonostante la diminuzione dei posti letto negli ospedali la Francia resta uno dei paesi più psichiatrizzati al mondo. Fin dalla scuola primaria ogni comportamento fuori dalla norma è temuto, si lancia l'allarme e ci si domanda quale forma di controllo adottare...
Questo fenomeno è iniziato con Sarkozy. E' come se dovessimo essere tutti dei veggenti: su trenta ragazzi, a livello statistico, forse un paio finiranno per commettere degli atti penali, quindi bisogna controllarli prima che il fatto succeda. Come si fa? Non è con la statistica che ci si prende cura di chi sta male, e soprattutto non si può avere un atteggiamento repressivo prima che i fatti si verifichino. Lei sa come lavora uno psichiatra? Quasi nessuno lo sa. Se le domando quanto tempo ci vuole per curare un'appendicite tutti lo sanno. Ma per la psichiatria è diverso, non esiste un percorso chiaro e valido in tutti i casi. La prima cosa che uno psichiatra fa è ascoltare un paziente, una, due, tre ore. Il tempo necessario. E quanto ci vuole per guarire? Ci sono persone che qui al Sant'Anna ci passano tutta la vita...
Lei sa che strutture come il Sant'Anna in Italia non esistono più grazie al lavoro di Franco Basaglia...
Certo, tutti conoscono Basaglia in Francia. Ma io credo sia stato un po' eccessivo. In Francia la discussione più interessante si è aperta nel 2001 quando i dottori Piel e Roelandt hanno pubblicato il rapporto "Dalla psichiatria alla sanità mentale". Qual è la linea di separazione, cosa deve fare la psichiatria? Quello che manca oggi è un confronto politico, la gente dica cosa si aspetta. Non esiste dibattito televisivo dove non ci sia uno psichiatra, come se dovessimo farci carico di tutti i problemi che derivano da una società che non fa sentire sicuri. Qual è il confine tra psichiatria e sanità mentale è la questione che oggi resta aperta.