scritto per noi da
Matteo Fagotto
Dopo mesi passati tra trattative, passi indietro, delusioni e speranze, la buona notizia è arrivata. La conferenza in corso nella capitale Bangui tra partiti politici, società civile e movimenti ribelli ha infatti permesso il raggiungimento di un accordo per la formazione di un governo di unità nazionale, che dovrà traghettare la Repubblica Centrafricana fino alle prossime elezioni, previste per il 2010. Ma se il mediatore, l'ex-presidente burundese Pierre Buyoya, si dice ottimista sull'esito dei colloqui, i dubbi sulla tenuta del nuovo esecutivo rimangono.Al momento, però, prevale la soddisfazione per aver incluso nel dialogo politico i gruppi ribelli dell'Union des Forces Republicaines (Ufr) e il Mouvement des Liberateurs de la Justice Centrafricain (Mljc), due delle formazioni armate presenti nel Paese. Ma a riconciliarsi sono stati soprattutto i tre capi di stato (l'attuale, François Bozizé, e i due precedenti, Angel Felix Patassé e André Kolingba), protagonisti della breve guerra civile che nel 2002-2003 insanguinò il Paese e del conflitto a bassa intensità esploso negli anni successivi. L'accordo raggiunto a Bangui, che dà seguito a quelli raggiunti nei mesi scorsi, prevede la cessazione delle ostilità, l'integrazione delle formazioni ribelli nell'esercito e la nascita di un governo di unità nazionale.
Ma le notizie provenienti da Bangui non sono solo buone. A preoccupare è soprattutto l'assenza del generale Abdoulaye Miskine, capo di una fazione ribelle finora rifiutatasi di entrare a far parte Dialogo Politico Inclusivo, com'è stata ufficialmente denominata l'iniziativa di pace. Finora, proprio l'impossibilità di portare al tavolo delle trattative tutti i gruppi armati operanti nel Paese si è rivelato il principale problema dei precedenti tentativi di arrivare a una pace duratura. Una pace di cui la Repubblica Centrafricana, uno degli stati più poveri del continente, ha bisogno per lasciarsi alle spalle l'eredità della guerra civile. A questo proposito, il Dpi prevede anche l'adozione di una legge di amnistia per i protagonisti della guerra civile, legge che non ha però soddisfatto le associazioni che raccolgono le vittime della guerra, le cui esigenze molto probabilmente saranno sacrificate sull'altare della pacificazione nazionale.Solo il tempo dirà se l'ennesima iniziativa di pace avrà un reale impatto sulle sorti della guerra civile. La Repubblica Centrafricana non ha neanche i soldi per garantire il disarmo e il reinserimento degli ex-guerriglieri nella vita civile, una delle ragioni per cui i ribelli finora hanno preferito mantenere le armi, controllano vaste porzioni delle regioni nord-occidentali e nord-orientali del Paese. La comunità internazionale, a parte la forza di polizia dell'Unione Europea schierata lungo il confine con il Ciad, non ha finora mostrato grande interesse per le sorti del Paese. Che, in sordina e tra mille difficoltà, oggi potrebbe aver posto delle basi importanti per il suo futuro.
Matteo Fagotto