27/01/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Per il settore agricolo da mesi in grave crisi misure eccezionali varate dal governo

Davanti alla siccità che ha colpito il Paese nuove misure economiche per il settore agricolo.

Non si vedeva una situazione simile da almeno 70 anni. Intere e sterminate campagne secche, senza una goccia d'acqua. Un intero settore merceologico, quello agricolo, in balia degli eventi gestiti da madre natura. Un problema in più per la presidente, Cristina Fernandez, che con il settore non è mai andata d'amore e d'accordo. E allora via con una serie di misure straordinarie di cui potranno beneficiare produttori, agricoltori e in generale tutto il settore fortemente colpito dalla siccità. Dopo la proclamazione dello stato d'emergenza, infatti, l'amministrazione di Buenos Aires ha deciso: i produttori colpiti dall'ondata di siccità potranno pagare le tasse dovute allo Stato con ritardo di un anno. Alcuni maligni sostengono che la misura adottata dal governo sia più che altro un gesto distensivo fra la presidente e i rappresentanti del settore agricolo che nel corso dell'ultimo anno hanno avuto diversi scontri sfociati con le proteste contro l'aumento dei dazi doganali sulle esportazioni di grano.

In ogni caso gli impiegati nel settore storcono il naso. "Le misure prese sono ben lontane dal risolvere la situazione" racconta Eduardo Buzzi, leader della Federacion Agraria Argentina. Il responsabile commerciale della federazione, però, picchia ancora più duro: "Le dichiarazioni di Cristina Fernandez e le misure adottate in seguito alla grave crisi che ci sta colpendo contemplano solo il diritto di posticipare il pagamento delle tasse. E serve a poco una misura del genere quando il produttore ha perso tutto il raccolto". "Non avevo mai visto nulla di simile" racconta Juan Galletti, operatore di organizzazioni non governative di passaggio in Argentina. "Non piove, non c'è acqua. Senza acqua il seme non si sviluppa e il raccolto va a farsi benedire. Una situazione simile si può definire con una solo parola: catastrofe. E' davvero impressionante: tutti si lamentano, tutti avrebbero qualcosa da dire ai governanti. Credo, però, che a porre fine a questa situazione potrà essere solo mamma natura nel momento in cui deciderà di far piovere".

E come dare torto a Galletti quando si leggono le cifre che la siccità si porta dietro. Almeno 800mila capi di bestiame sarebbero morti di stenti. In alcune regioni il 90 percento dei raccolti di mais è andato perso in altri invece le cifre dicono che probabilmente si salverà solo il 35/40 percento delle coltivazioni. E le preoccupazioni aumentano quando si pensa alla coltivazione della soia, la principale coltivazione del paese, che potrebbe vedere perdite per 4 miliardi di dollari.Non meglio va nel vicino Uruguay. La siccità, anche nel piccolo paese affacciato sull'Atlantico, non ha dato tregua e ha causato un'impennata nei prezzi della carne. Nel sud del Paese, nella regione di San Josè, non si ricordavano una siccità di questo tipo da almeno 90 anni. "Forse nel 1920 abbiamo provato qualcosa di simile" racconta un agricoltore della zona. "Ma è dall'aprile del 2007 che non siamo in grado di produrre perchè non piove". E secondo gli esperti non pioverà ancora per un bel po' di tempo. Anche in questo caso il governo ha deciso di intraprendere misure urgenti per dare una mano al settore agricolo. Ma non è tutto così semplice come sembra. "Lo stato d'emergenza dichiarato dal governo, a mio avviso arriva troppo tardi. Dovevano pensarci prima. La situazione così come è oggi va avanti ormai da quattro mesi".

 

Alessandro Grandi

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