L'euforia per il "nuovo corso" obamiano ha subìto una violenta battuta d'arresto. Dopo l'annuncio della chiusura (graduale) del carcere di Guantanamo e la svolta ambientalista per un mondo più 'eco', arriva la batosta: il Los Angeles Times ha puntato il dito sul primo neo della presidenza Obama e cioè la firma, il 22 gennaio scorso, di un ordine esecutivo che di fatto consente alla Cia di proseguire la pratica della "extraordinary rendition". Attraverso questo strumento, fortemente voluto e sponsorizzato dalla coppia Bush-Cheney, centinaia di sospetti terroristi sono stati rapiti e trasferiti per essere interrogati in carceri di Paesi "amici", nelle prigioni di Egitto, Marocco e Giordania dove i diritti umani, di certo, non trionfano.
Riccardo Nury, portavoce di Amnesty International Italia, ritiene quello sui centri di detenzione segreti il più controverso degli "executive orders" firmati da Obama: "Se da un lato viene revocato l'ordine firmato da George W. Bush il 20 luglio 2007 che autorizzava la Cia a portare avanti il programma delle detenzioni segrete iniziato nel 2001, dall'altro non c'è un'espressa proibizione per i servizi di intelligence a fare ricorso a tali pratiche". Da un'analisi del provvedimento emerge solo un riesame delle regole attinenti alle "renditions". Nella 'Sezione V' del documento viene infatti prevista l'istituzione di una speciale task force incaricata di esaminare le pratiche che riguardono il trasferimento delle persone verso altri Paesi nel rispetto delle norme internazionali. Ma per Amnesty, ciò non basta: "Quando si tratta di dover dire la 'parola fine' alla pratica della tortura - dice Nury a PeaceReporter - bisogna essere molto chiari; ciò per evitare che possano rimanere aperte delle fessure che lascino margine a interpretazioni e discrezionalità".
Il Parlamento Europeo ha, a più riprese, condannato la pratica delle renditions. Un anno fa, il ministro degli Esteri britannico David Miliband, fu costretto a riferire alla Camera e a scusarsi con la nazione poiché per due volte i jet del programma 'rendition' avevano fatto scalo a Diego Garcia - territorio britannico nell'Oceano Indiano - per effettuare rifornimento.
Clive Stafford Smith, direttore del gruppo britannico per i diritti umani Reprieve, in un'intervista al Times di Londra, ha espresso il suo rammarico: "Non solo io, ma i liberali di tutto il mondo saranno delusi in questo momento", dice Smith, che però in parte salva il presidente Usa: "Credo che il cuore di Obama sia nel posto giusto, ma è circondato da molte persone degli ambienti militari e di intelligence che non vogliono interferenze nel loro operato".
In un momento in cui sembra molto difficile criticare l'azione politica di Barack Obama, è impossibile non notare come alcune organizzazioni in difesa dei diritti umani, finora molto ostili nei confronti di Bush e dei suoi discutibili metodi di lotta al terrore, abbiano assunto posizioni più morbide e possibiliste come il direttore di Human Right Watch di Washington, Tom Malinovsky che si è limitato a chiedere garanzie per il rispetto delle leggi internazionali.
Nicola Sessa