Nell'aprile 2006 Emergency ha aperto a Palermo un Poliambulatorio per garantire assistenza sanitaria gratuita ai migranti (con o senza permesso di soggiorno) e alle persone residenti in stato di bisogno. Dall'inizio delle attività a oggi, il Poliambulatorio di Emergency a Palermo ha effettuato più di 20.000 visite ambulatoriali. Ecco le storie dei pazienti, protetti naturalmente dall'anonimato.
Quando il signor N. si è presentato da noi, dopo essere stato dimesso da un pronto soccorso mesi prima con una diagnosi di tubercolosi, le relative indicazioni terapeutiche e nessuna altra informazione o riferimento, ci ha confessato di aver dovuto smettere di assumere i farmaci quasi subito, nell'impossibilità di sostenere le spese per la lunga e complessa terapia indicata in questi casi. Al momento della prima diagnosi la malattia era ancora in fase non contagiosa e il suo nucleo familiare era costituito da otto persone, tra cui un bambino e due giovani donne incinta. La mancata applicazione della normativa vigente ha prodotto non solo l'evoluzione della malattia per N., ma anche e in conseguenza di ciò, il contagio di tre membri della famiglia tra cui il bambino e una delle future mamme. Per fortuna la presa in carico da parte nostra è riuscita a limitare i danni per salute dei pazienti, ma i costi che il Sistema Sanitario Nazionale ha dovuto sostenere per gli esami e le terapie necessarie sono sicuramente almeno decuplicati rispetto a quelli che avrebbe comportato una tempestiva presa in carico del paziente, senza contare il rischio di diffusione di questa malattia.
Quando avremmo dovuto denunciare N.? Quando abbiamo scoperto che aveva la tubercolosi? O appena ultimate le indagini per accertarne lo stadio clinico? O quando ci ha parlato della sua famiglia? O quando ci ha portato la sua famiglia ... così magari li portavano via tutti insieme?
Z. è arrivata a Palermo in elisoccorso subito dopo il suo sbarco a Lampedusa, fuggita da un paese in guerra grazie agli sforzi della famiglia che si rendeva conto dei suoi gravi problemi di salute. Durante il suo lungo viaggio ha anche subito un grave incidente stradale che ha contribuito ad aggravare le sue già precarie condizioni. In Italia, presso due diverse strutture del S.S.N. è stata ricoverata per mesi, ha subito diversi interventi cardiochirurgici di valvuloplastica, settoplastica e sostituzione valvolare. La ripresa è stata lunga e faticosa e noi l'abbiamo seguita giorno per giorno e quando sembrava che l'unica soluzione restasse il trapianto, ha cominciato a migliorare. Oggi sta benissimo, ogni volta che la vedo arrivare, in genere per il dosaggio della terapia anticoagulante, o semplicemente per un saluto, mi pare impossibile che sia lo stesso uccellino con gli occhi sbarrati e terrorizzati che ho conosciuto piena di tubi e cateteri in un letto d'ospedale due anni fa.
Quando avremmo dovuto denunciare Z.? Tra il primo e il secondo intervento? O quando siamo andati a prenderla in ospedale all'ultima dimissione e sono servite due macchine per portar via la montagna di regali che medici, infermieri e parenti dei suoi numerosi compagni di stanza le avevano portato?
Quando O. è arrivata da noi, era già al quarto mese di gravidanza, sposata da quasi un anno e felice di essere incinta, ma era in Italia da poco, non aveva punti di riferimento e non sapeva a chi rivolgersi finché una vicina di casa le ha detto di provare a venire da noi. Uno dei nostri ginecologi l'ha subito presa in cura e abbiamo avviato gli accertamenti necessari. Parallelamente abbiamo avviato per lei la pratica presso l'Ufficio Immigrazione della Questura perché potesse avere il permesso di soggiorno per motivi di salute previsto, anche se solo per sei mesi, per le donne in gravidanza.
P. è nata a fine agosto, nerissima e bellissima, la sua mamma ci ha telefonato poche ore dopo il parto spossata e felice per condividere la sua gioia, ringraziare e dirci che era andato tutto bene.
E' nata in temporaneo stato di regolarità, ma tra qualche settimana il permesso della mamma scadrà senza possibilità alcuna di essere rinnovato o convertito in altro tipo di permesso.
In questura avremmo dunque dovuto portarla per denunciarla invece che per farle ottenere il permesso di soggiorno? Quando andrebbe denunciata una gravida immigrata irregolare che si rivolga ad una struttura sanitaria? Dopo i primi controlli? O appena nata la piccola? E P., che senza dubbio sarebbe nata clandestina se noi non avessimo aiutato la mamma ad ottenere il permesso, a quante ore dalla nascita avrebbe dovuto essere denunciata?