scritto per noi da
Alessandro Ursic
La battaglia solitaria di un politico idealista, convinto che la pena di morte sia uno strumento ingiusto, costoso e inefficace, potrebbe finire di nuovo male: cioè con un nulla di fatto. Ma il governatore del Maryland, Martin O'Malley, ci crede ancora. Dopo aver definito la pena capitale "la questione chiave della nostra epoca", sta cercando di convincere il Congresso del piccolo Stato nel nord-est degli Usa ad abolirla. Il tentativo è già andato a vuoto due volte negli ultimi anni, ma ora - mentre in America le esecuzioni continuano a calare, fino alle 37 dell'anno scorso - il dibattito si è riaperto.Il democratico O'Malley, in carica da inizio 2007, ha fatto della questione una priorità per l'attuale sessione parlamentare. La sua proposta è quella di sostituire la pena di morte con l'ergastolo senza possibilità di liberazione anticipata, cosa che farebbe diventare il Maryland il 15esimo Stato Usa su 50 dove la pena capitale non è prevista. Al momento, nel Maryland alle esecuzioni si ricorre comunque con scarsa frequenza: solo cinque volte dal 1976, quando la pena di morte fu reintrodotta negli Usa in seguito a una sentenza della Corte Suprema: e nel braccio della morte ci sono altri cinque detenuti in attesa di capire che ne sarà di loro. Ma la questione ha infuocato comunque gli animi.
Mercoledì 18 febbraio, della proposta O'Malley si è discusso di fronte alla commissione Giustizia del Senato statale. Politici favorevoli e contrari hanno esposto le loro ragioni, che hanno toccato i vari aspetti del dibattito in voga da anni sulla pena capitale negli Usa: la capacità di fungere da deterrente per i crimini, i costi legali dell'intera procedura, la possibilità che vengano giustiziati degli innocenti, persino l'ansia dei familiari delle vittime per le lunghe attese tra le sentenze di condanna e le esecuzioni. La questione morale - cioè quanto sia etico per lo Stato diventare a sua volta killer - in America è menzionata più raramente che in Europa, ma il governatore O'Malley ha fatto leva anche su questo nel tentativo di convincere i senatori: "La nostra repubblica non è stata fondata sulla paura e la punizione", ha detto. E nei suoi otto anni da sindaco di Baltimora, ha aggiunto O'Malley, si verificò un'impennata di reati, fatto con cui ha motivato la sua convinzione che la pena capitale non aiuti a prevenire altri crimini.Dalla sua parte, il governatore ha anche il rapporto di una commissione nominata la scorsa estate per studiare l'applicazione della pena capitale nel Maryland: le conclusioni furono che la pena di morte è costosa, non produce risultati e non viene applicata in modo uniforme. Ora la commissione Giustizia dovrà decidere come proseguire: è probabile che sottopongo la questione al voto del Senato, senza nessuna raccomandazione. Ma è proprio qui che cominciano i problemi per la proposta di O'Malley. Un recente sondaggio del quotidiano Baltimore Sun tra i senatori ha evidenziato che gli abolizionisti sono in minoranza: 19 contro 24, con quattro che non hanno espresso la loro opinione. Non aiuta neanche il fatto che, qualche mese fa, un altro rilevamento statistico abbia scoperto che la maggioranza degli abitanti del Maryland preferisce mantenere la pena capitale tra le opzioni dei giudici. Nel frattempo, le esecuzioni sono sospese dal dicembre 2006, quando la Corte Suprema statale stabilì che le procedure di iniezione letale non erano state messe in pratica in modo consono.