01/04/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



La recessione globale può favorire la ripresa del continente?

scritto per noi da
Matteo Fagotto

 

Una volta tanto le guerre, i colpi di stato e l'instabilità non contano. Ma il risultato, purtroppo, è lo stesso. A causa della crisi economica mondiale, che ha prosciugato banche e istituti finanziari di tutto il mondo, l'Africa si trova, una volta ancora, nuda di fronte ai propri limiti strutturali, ed è costretta a subire le conseguenze di una crisi scoppiata altrove. Eppure, nonostante ciò, sul lungo periodo la recessione potrebbe fare il gioco del continente. Governi africani permettendo.

La cifre rilasciate la scorsa settimana dalla Banca Mondiale sono preoccupanti: a causa della crisi economica e finanziaria globale, l'Africa potrebbe vedere le proprie esportazioni calare del 30 percento nel corso del 2009, con picchi del 50 percento nei settori in cui è tradizionalmente forte: petrolio e materie prime. E anche in Sudafrica, il peso massimo del continente dal punto di vista economico, la situazione non è rosea: miniere e fabbriche di automobili chiudono i battenti, tanto che il governo sta studiando un piano ad hoc, stile Usa, per salvare il settore. Una manovra tampone che difficilmente riuscirà a evitare la perdita di circa 300.000 posti di lavoro in un anno, secondo quanto hanno denunciato allarmate le locali associazioni dei lavoratori.

Ma non tutto il male viene per nuocere. La crisi, nonostante la durezza con cui rischia di colpire l'Africa, fino a pochi mesi fa risparmiata dallo tsunami economico, può essere anche fonte di opportunità, secondo quanto reso noto da Jean - Louis Ekra, presidente della African Export - Import Bank, uno degli istituti finanziari africani tra i più performanti degli ultimi anni. A patto che banche e fondi di investimento africani riescano a prendere il posto di quelli stranieri che, fino a pochi mesi fa, la facevano da padroni sul continente. Numerose banche africane, anche grazie a sistemi poco evoluti e a una generale scarsa propensione al rischio, sono rimaste infatti sostanzialmente immuni dalla bolla finanziaria mondiale, subendo solo marginalmente gli effetti del credit crunch. Sempre secondo la Banca Mondiale, le riserve valutarie del continente ammontano a qualcosa come 460 miliardi di dollari, buona parte dei quali però rimangono inutilizzati nelle casse di istituti di credito stranieri, giudicati fino a poco fa più affidabili di quelli locali.

Secondo buona parte degli operatori finanziari e degli esperti convenuti la scorsa settimana all'Africa Trade & Investment Conference di Città del Capo, è arrivato il momento di rimpatriare quei soldi, per dare la possibilità a investitori, industrie e al settore economico africano in generale di usufruire di un vantaggio strategico importante, che potrebbe permettere al continente di colmare parte di quel grosso gap economico che lo separa dal resto del mondo. Finora, però, sia i governi africani che i privati hanno risposto tiepidamente all'invito. Un atteggiamento che l'Africa rischia di pagare nei prossimi anni, visto che, una volta passata la crisi, competere con gli istituti finanziari occidentali da una parte e i beni a basso costo provenienti dalla Cina che hanno inondato i mercati africani dall'altra rischia di schiacciare in maniera definitiva qualsiasi possibilità di uno sviluppo autonomo per il continente.

Matteo Fagotto

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