Di Johann Hari
Tradotto da The Independent di Venerdì, 3 aprile 2009
Quando questo momento fondamentale della storia umana verrà ricordato nel futuro ci sarà molta più solidarietà per le persone che hanno manifestato per le strade che per coloro che se ne sono stati tranquilli nelle loro case. Due crisi globali sono entrate in collisione ed abbiamo la possibilità qui, ora, di risolverle entrambe con un singolo grande sforzo - ma i nostri leader stanno lasciando scivolare via questa occasione di grandezza. I manifestanti qui a Londra stanno cercando di far suonare un campanello di allarme ora, a cinque minuti dalla mezzanotte ecologica.
Molti commentatori sono sembrati stupiti che i manifestanti si focalizzassero sulla crisi climatica tanto quanto su quella economica. Che cosa c'entra con un G20 il rimettere all'ordine del giorno l'economia globale? Perché agitare oggi striscioni con scritte "La Natura non ci salva dal fallimento"? Perché entrambe le crisi affondano le proprie radici nella medesima ideologia - ed entrambe hanno la stessa soluzione.
Siamo di fronte ad un'economia al collasso e a un pianeta che si sta riscaldando rapidamente perché un'ideologia estrema ha dominato gli affari del mondo per molti decenni. Si crede che i mercati non siano soltanto uno strumento utile in certe circostanze, ma che siano un meccanismo infallibile per gestire gli affari dell'uomo. Se l'economia cala il mercato rimetterà le cose a posto punendo i malfattori. Se il clima inizia a disfarsi, l'economia riaggiusterà i propri comportamenti in modo volontario. Ora sappiamo quanto bene funzioni questo fondamentalismo del mercato. Il clima sta seguendo la stessa strada delle banche. Il mese scorso i climatologi di tutto il mondo si sono riuniti a Copenaghen per spiegare che stiamo per affrontare "conseguenze devastanti" - non in qualche futuro distante, ma durante il corso della mia vita e della vostra. A meno che non cambiamo rapidamente direzione arriveremo a toccare temperature globali che nessun essere umano ha mai affrontato. Non abbiamo molto tempo. Entro il 2015 avremo riversato così tanto carbonio nell'atmosfera che avremo attraversato il punto di non ritorno: il clima inizierà a degenerare e tutti i processi naturali di raffreddamento si fermeranno ad uno ad uno, con la garanzia che il pianeta diventerà sempre più caldo. Una volta che la temperatura sarà aumentata di 4 gradi gran parte del mondo sarà diventata inabitabile e ci saranno guerre a larga scala per ciò che rimarrà.
Questo non è l'avvertimento di qualche eccentrico apocalittico: è il giudizio dei climatologi che, fino ad oggi, hanno dimostrato di aver ragione. Steven Chu, il Premio Nobel che è stato nominato Segretario dell'Energia da Barack Obama, dice: "Io non credo che il popolo americano abbia pienamente compreso cosa accadrà. Stiamo guardando ad uno scenario dove in California non ci sarà più agricultura. E non vedo come anche le città potranno andare avanti." Addio Los Angeles, San Francisco, San Diego. E questo, sottolinea, è solo l'inizio. Il famoso scienziato ambientale James Lovelock avverte che i cambiamenti climatici tendono a non avvenire gradualmente, passo dopo passo. Ma di colpo - nel nostro caso da un mondo fresco ad uno bollente. Crede che questo pianeta caldo che stiamo preparando potrà supportare, al massimo, un miliardo di persone. Questo comporterà la morte dell'84 percento degli abitanti del pianeta.
Ecco perché i manifestanti parlavano del clima. Dovrebbe essere la prima questione ad ogni meeting globale. E la via di uscita dalla crisi climatica ed economica è la stessa - un Nuovo Corso Verde. I nostri governanti sono divisi sul fatto se si abbia necessità di uno stimolo fiscale. Obama, Gordon Brown e il primo ministro giapponese Taro Aso stanno guidando la carica per una vampata di grandi spese governative per far ripartire l'economia globale, mentre Angela Merkel, Nicholas Sarkozy, David Cameron e i repubblicani americani criticano che sarà soltanto uno spreco di denaro pubblico per nulla.È strano che un dibattito simile avvenga oggi, perché coloro che si oppongono ad ogni stimolo fiscale sembrano perdersi in una diatriba risolta ormai nei lontani anni '30. John Maynard Keynes ha trasformato il modo con cui pensiamo alle recessioni. Prima di lui tutti credevano alla teoria di Merkel-Cameron-McCain che le recessioni siano come il brutto tempo: devi solo coprirti ed aspettare che passi, anche se fa male. Ma Keynes ha trasformato tutto questo.
Ha dimostrato che le recessioni sono causate, di fatto, da una mancanza di domanda al consumo. Quando le persone hanno la sensazione che potrebbero perdere il proprio lavoro giustamente tagliano le spese. Comprano meno DVD, vanno meno al ristorante o in vacanza. Ma questo causa la caduta in una domanda di servizi e più persone perdono il lavoro causando un'ulteriore caduta della domanda, e così via in una spirale. L'ha chiamato "il paradosso della parsimonia": ciò che è razionale per il consumatore individuale è irrazionale per la società nel suo complesso. Ma ha anche dimostrato che esiste una via d'uscita: il governo deve spendere grandi somme di denaro, finanziato dal prestito, per ridare impiego ai disoccupati. Questa forma di spesa del governo porta una crescita della domanda al consumo, invertendo la tendenza al calo. Dopo di che, una volta avvenuto il recupero, i debiti vengono ripagati. Keynes insistette che i soldi possono essere spesi in qualsiasi cosa: ha persino proposto, ad un certo punto, di sotterrare mazzette di banconote e pagare la gente per dissotterrarle. Ma oggi siamo di fronte ad un'incredibile coincidenza. Allo stesso momento dobbiamo spendere molti soldi su qualcosa, qualunque cosa, ed abbiamo bisogno di una transizione immediata ad un'economia a basso consumo di carbonio. Ed è anche meglio di così: apparentemente uno stimolo ecologico è anche il migliore dal punto di vista economico. Un importante studio dell'Università del Massachusetts ha paragonato gli effetti di uno stimolo alla vecchia maniera, che distribuisce semplicemente soldi alla gente, a quelli di uno stimolo ecologico.
Lo studio ha dimostrato che uno stimolo ecologico crea il quadruplo di posti di lavoro, e il triplo di "posti buoni", definiti come quelli pagati più di 16 dollari l'ora. Perché? Perché uno stimolo ecologico porta ad investire più sulle persone che sulle macchine. E i soldi che vengono spesi rimangono a casa, rendendo più semplice vendere: un appartamento a Hull può essere coibentato solo a Hull; una fattoria a vento nel Mid-West può essere costruita solo nel Mid-West. Ma questo non sta accadendo. Uno studio dell'HSBC ha dimostrato che solo il 6 percento degli stimoli in Gran Bretagna sono in progetti ecologici. Negli Stati Uniti è solo il 16 percento. Ed è insensato dire che non ci sono abbastanza progetti ecologici abbastanza maturi: durante la seconda guerra mondiale le capacità industriali delle nostre nazioni furono trasformate dalla manifattura di beni di consumo alla fabbricazione di armi e carri armati in meno di sessanta giorni. Noi potremmo fare lo stesso. Ma il livello di questa sollecitudine non dovrebbe sorprenderci. Il peso del giudizio convenzionale e l'influenza di potenti corporazioni con forti interessi nel vecchio mondo ammalato frena anche i migliori governanti. Franklin Roosevelt non avviò il primo Nuovo Corso come un gesto benevolo. Al contrario: salì al potere come un centrista preoccupato solo di far quadrare i conti e diventò un grande presidente perché si dovette confrontare con rivolte intense e disobbedienza civile in tutti gli Stati Uniti. Il popolo americano lo spinse in direzioni più radicali spesso con comportamenti al cui confronto la rivolta di questa settimana a Londra sembra un ricevimento a Buckingham Palace.
Mercoledì scorso un giovane manifestante seduto in una tenda alla periferia di Londra, guardando verso i grattacieli scintillanti del quartiere finanziario mi ha detto: "I dinosauri vennero sterminati da un asteroide. Improvvisamente ci stiamo rendendo conto che noi siamo il nostro asteroide". Scrollò la testa. "Come può la gente starsene semplicemente seduta in casa a guardare?"
Traduzione di Daniele Mennella