dal nostro inviato
"Senza principi si è come naviganti senza mappa. Si può navigare in laguna, ma non si può certo affrontare il Mediterraneo". Con una similitudine marinara, quasi d'obbligo trovandosi sull'isola di San Servolo, nella laguna veneziana, Gino Strada ha aperto stamani il secondo workshop internazionale sulla medicina in Africa.
Un documento da presentare alle istituzioni internazionali. Dall'incontro delle autorità sanitarie di nove Paesi africani, riuniti sull'isola di San Servolo, ci si attende una proposta forte e condivisa, che potrà sfociare in un documento da presentare alle istituzioni internazionali per una adeguata copertura finanziaria, eventualmente anche in occasione dell'assemblea generale dell'Organizzazione mondiale della sanità in programma a Ginevra dal 18 al 27 maggio o il G8 che si terrà alla Maddalena in luglio.
'Building Medicine in Africa', conferenza che riunisce nove Paesi del continente africano, riprende un cammino iniziato lo scorso anno, quando ministri, funzionari e operatori sanitari di Egitto, Eritrea, Repubblica Centrafricana, Congo, Ruanda, Sierra Leone, Sudan e Uganda elaborarono un manifesto per una medicina basata sui diritti umani, ispirato ai principi cui ha più volte fatto riferimento il fondatore di Emergency: uguaglianza, qualità e responsabilità sociale. Quest'anno, a testimonianza di come la medicina possa costituire il collante per consolidare le deteriorate relazioni tra due Paesi in guerra, è presente anche il Ciad, i cui rapporti con il Sudan sono da anni problematici a causa del coinvolgimento di entrambi nel conflitto che insanguina la regione del Darfur.
Il tempo dell'azione. In un mondo dove anche la medicina sta diventando un commercio che rischia di alterarne la natura e lo spirito originario, è più che mai necessario, secondo Gino Strada, recuperare la rotta perduta disegnando nuove mappe. In tale contesto, la mappa è costituita dall'obbedienza a questi principi. "Il diritto di essere curati deve essere fondamentale e inalienabile - ha spiegato il chirurgo -. Secondo il principio di uguaglianza, tutti dovrebbero essere curati senza tenere conto delle opinioni politiche o religiose. Non possiamo tollerare quindi una medicina a due velocità, una per i paesi ricchi e una per quelli poveri. Ma uguaglianza è anche diritto a ricevere la cura migliore che esiste in circolazione. La qualità è quindi il secondo principio, in grado di generare risorse umane e scientifiche e basato sui bisogni della comunità piuttosto che su altri interessi, come per esempio quelli che orientano alcuni medici, talora responsabili in prima persona del deterioramento dei sistemi sanitari verso veri e propri supermercati della salute. Infine, la responsabilità sociale: i governi dovrebbero essere responsabili della salute dei loro cittadini, allocando adeguate risorse finanziarie. L'assistenza dovrebbe essere garantita a tutti, ovvero gratuita. Scienza, conoscenza e ricerca devono essere gratuite per produrre risultati, non essere ostaggio delle lobby e delle corporazioni, non tendere al profitto. Rispettare questi tre principi nella costruzione di sistemi sanitari e' un primo passo per la costruzione di un vero sistema sanitario. Ci siamo fermati qui lo scorso anno, per passare in rassegna questi principi. Ora e' tempo di agire".
La rete di eccellenza. L'azione è rappresentata dalla costruzione di una rete di eccellenza medica africana. Un progetto ambizioso e lungimirante, il cui obiettivo finale è la costruzione di una struttura di eccellenza analoga all'ospedale cardiochirurgico di Khartoum in ciascuno dei Paesi coinvolti. Strutture che assecondino specifiche priorita' sanitarie all'interno di un bacino di 11,5 miloni di chilometri quadrati che contiene una popolazione di 300 milioni di persone. Il modello è appunto il centro Salam di Khartoum: 7.500 pazienti visitati, 1.300 operati, provenienti da 14 Paesi diversi, con un tasso di mortalità del 3 percento. Le priorita' elencate da Strada sono le specialità pediatriche di pediatria, ginecologia e ostetricia, chirurgia plastica e ricostruttiva, malattie infettive, traumatologia e riabilitazione e oncologia. Per massimizzare l'impatto di tali ospedali di eccellenza è necessario che i risultati clinici vengano monitorati, che il modello sia esportabile e che sia garantita un'adeguata cooperazione scientifica. Per il suo successo, occorre le autorità sanitarie dei Paesi firmatari e le istituzioni e organizzazioni mediche adottino una strategia di lavoro di squadra, tesa a promuovere il progetto, assicurare la cooperazione governativa, lanciare campagne all'interno del personale sanitario e accedere a fondi e donatori locali e internazionali.
Luca Galassi