scritto per noi da
Alessandro Ursic
Da una parte c'era l'obiettivo di ridurre la dipendenza degli Stati Uniti dalle importazioni di petrolio, che va di pari passo con l'intenzione di ridurre le emissioni inquinanti. Dall'altra, c'era l'esigenza di rilanciare l'industria automobilistica nazionale, che rischia il collasso dopo aver impostato il proprio modello produttivo su premesse rivelatesi disastrose. E di fronte a una potenziale Babele di diversi limiti statali, il tempo stringeva e un compromesso fino a pochi anni fa impensabile è stato raggiunto in fretta. Sono questi i fattori che hanno spinto l'amministrazione Obama ad annunciare ieri il nuovo piano per uno standard nazionale dei consumi di carburante negli Usa.Obama ha delineato i nuovi limiti in una conferenza stampa nella quale il presidente era affiancato da leader ambientalisti, delle case automobilistiche e dei sindacati. Entro il 2016, i veicoli in circolazione sulle strade americane dovranno consumare non più di 35,5 miglia per gallone, ovvero 15,08 chilometri al litro. Il risultato è una media tra i nuovi standard per le automobili normali (39 miglia/gallone, 16,57 chilometri/litro) e i "camion leggeri", categoria in cui rientrano i Suv (30 mg/gal, 12,75 km/l). Sono numeri che renderanno i mezzi su strada il 40 percento più "puliti" rispetto all'attuale parco macchine negli Usa. Ma riguarderanno solo veicoli prodotti a partire dal 2012.
Le nuove norme ricalcano quelle introdotte negli ultimi anni dalla California con obiettivo proprio l'anno 2012. In seguito a quella decisione, le case automobilistiche avevano il timore di dover affrontare diversi limiti fissati dai vari Stati, mentre una direttiva dell'amministrazione Bush aveva fissato nel 2020 l'orizzonte temporale entro cui arrivare ai nuovi standard. Il piano di Obama è una via di mezzo tra quei due estremi. Consentirà di risparmiare 1,8 miliardi di barili di petrolio entro il 2016, riducendo le emissioni di gas nocivi di 900 milioni di tonnellate; è il risultato che si otterrebbe chiudendo 194 centrali a carbone o eliminando 177 milioni di auto dalle strade.I nuovi standard aggiungeranno circa 600 dollari ai costi di produzione di un veicolo (e 1.300 dollari al prezzo di vendita), ma le grandi case automobilistiche di Detroit non hanno potuto far altro che adeguarsi. Con la Chrysler in bancarotta, la General Motors sul punto di dichiararla e la Ford che ha subito anch'essa un crollo delle vendite, oggi le "Big Three" dell'auto dipendono da Washington per la loro sopravvivenza. Negli anni del boom, queste aziende prosperavano grazie alle vendite dei Suv, estremamente inquinanti ma anche redditizi, dato che consentivano i più alti margini di guadagno. Dopo essere rimasti scottati dal picco del prezzo del petrolio e del carburante nel 2008, gli americani stanno però voltando la schiena a questi veicoli. Così, le stesse aziende che prima avevano un forte potere di lobby contro qualsiasi ipotesi di nuova legge sui consumi, ora sono costrette a piegare il capo e ad imbastire in fretta nuovi modelli.
Il piano di Obama sembra portare benefici per tutti. Dato l'elevato consumo di petrolio negli Usa (circa il 25 percento del totale mondiale), anche per il pianeta. Ma basterà? Secondo un nuovo rapporto del Massachusetts Institute of Technology, appena pubblicato, gli effetti del riscaldamento climatico durante questo secolo potrebbero essere oltre due volte peggiori di quanto stimato solo sei anni fa. Per il Mit, entro il 2100 la temperatura mondiale potrebbe alzarsi in media di 5,2 gradi, mentre una loro ricerca del 2003 prevedeva 2,4 gradi di aumento. Mentre le emissioni di Paesi come Cina e India continuano ad aumentare senza sosta, e con un nuovo accordo mondiale sulle emissioni tutto da definire in vista del vertice di Copenaghen il prossimo dicembre, far guidare agli americani una berlina al posto di un Suv potrebbe non essere abbastanza.