Scritto per noi da
Mauro Scarpellini
La rete ha già cambiato le carte in tavole per il business dell’informazione. E in modo anche profondo. Luca de Biase ne è convinto. Nessuno però ha la bacchetta magica per capire dove si sta andando. Come esperto del web De Biase ha formulato cinque filoni di ricerca, luoghi concettuali dove è possibile generare opportunità e innovazione nei giornali, utili sia per gli editori, che stanno cercando nuove opportunità di business che per i giornalisti sul versante dei contenuti. Vediamole da vicino.
Partiamo dal primo di questi cinque concetti, l'iperlocale, ovvero i giornali di una strada o di un microsettore
L’Iperlocale è una dimensione sociale che qualunque prodotto di massa non può seguire. Faccio un esempio, a Parigi un blogger – di professione postino quindi non un giornalista - ha avuto successo mettendo online il resoconto di un dibattito svoltosi a La Defense, un incontro non coperto da nessun organo di stampa generalista, ma importante per gli abitanti di quel quartiere.
Questo significa che esiste uno spazio che può essere coperto solo da strutture molto leggere
Si, il loro successo in termini di audience può essere grande perché svolgono un’inedita funzione di servizio e di conseguenza possono generare dei ricavi. Faccio un altro esempio, un blog iperlocale che serve una porzione di territorio urbano potrebbe essere molto utile ad una attività commerciale per procacciare clienti. Ad esempio potrebbe aggiungere una webcam dedicata proprio a questa attività in modo da aumentarne la visibilità.
Secondo concetto, la sperimentazione
Con il web non c’è nessuna certezza, non ci sono modelli delineati o conosciuti, gli editori devono quindi aprire una finestra alla sperimentazione e alla ricerca. Siamo in un epoca nella quale l’organizzazione editoriale è un generatore di continui tentativi di esperimenti che vanno pesati, testati e messi online. Solo così si potrà trovare la ricetta vincente, quella cioè in grado di generare prodotti e servizi che siano a un tempo fonte di contenuti e di revenue.
Il terzo concetto da lei espresso, l'immediatezza, fa venire in mente le Lezioni Americane di Calvino
In questo caso mi riferisco a microblogging su piattaforme tipo Twitter che consente di mettere online un massimo di 140 caratteri. Qui siamo tutti liberi, non ci sono permessi o amicizie da stringere, semplicemente uno pubblica quello che vuole. Con il terremoto in Abruzzo su Twitter è accaduto qualcosa di significativo: dopo un minuto dalle scosse erano già usciti 8 post che davano la notizia. Twitter in Usa è diventato una fonte gratuita dei giornali. Qualche settimana fa una scossa di terremoto avvenuta a Los Angeles è stata segnalata per prima proprio da questo microblogging. Twitter è diventato un luogo che genera informazione a basso costo e offre la possibilità di avere notizie in presa diretta.
Lei parla di “nuova sostenibilità”, un concetto di taglio ambientale applicato al giornalismo
Mi riferisco al giornalismo d'inchiesta sostenuto dal finanziamento delle comunità di cittadini. Questo accade quando un’inchiesta viene riconosciuta come un valore dai membri di una comunità. Un esempio concreto arriva da spot.us, una piattaforma dove si propongono servizi e inchieste spiegando quanto è necessario raccogliere perché l’idea diventi operativa. Il funzionamento è semplice: se raggiungo il valore richiesto si parte oppure non se ne fa nulla.
Ed eccoci all’ultimo, “L'ecosistema dell'informazione”, forse il più astratto dei cinque
È un pensiero strategico che ha però riflessi pratici. Si contrappone a quello industriale di produzione lineare dell’informazione connessa all’esistenza di un pubblico di massa, oggi la filiera produttiva non fa più capo ad un unico soggetto, in ogni punto ciascun soggetto interagisce con un altro, un articolo ad esempio si può leggere da un aggregatore e quindi fuori dalla intermediazione dei normali quotidiani. Quindi produzione, fruizione e trasmissione di news sono oggetti di un ecosistema dove gli attori – editori, piattaforme e autori - interagiscono gli uni con gli altri.