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Pechino, distretto di Chaoyang, all'agenzia sono molto disponibili. Personale misto, inglese e cinese, possibilità di fare viaggi di gruppo e individuali, dai quattro giorni alla settimana, di più "non è consigliato". Ma le brochure che mi hanno dato non chiariscono altri due punti.
Primo: cosa intendete quando scrivete che non è possibile portare in Corea del Nord "giornalisti e fotografi professionisti e semi professionisti"?
"Sostanzialmente vuol dire che qualsiasi materiale scritto e fotografico - mi spiega Hannah - potrà essere utilizzato pubblicmente solo dietro nostro permesso. Il punto è che chi vede tale materiale potrebbe segnalarlo alle autorità nordcoreane e in tal caso, a parte la nostra agenzia, potrebbero andarci di mezzo le guide che vi hanno portato in giro".
Quindi - punto secondo - cosa posso fotografare?
"Non gli edifici in costruzione, le tracce di degrado e le persone dimesse: tutto ciò che ritengono possa dare un'immagine negativa del Paese. Non conviene fare i furbi, perché in tal caso sarebbe la stessa gente che vi segnalerebbe a guide e polizia. Se vedete una persona interessante, voi chiedete alle guide e loro giudicano se sia il caso di proporle una fotografia".
I prezzi? Millecinquecento euro per una settimana in gruppo, mille in più se si vuole il viaggio individuale. Tutto compreso, partendo da Pechino.
"Per noi è difficile organizzare i tour in anticipo, perché le date dei giochi di massa - la vera attrattiva - cambiano di continuo. Facciamo supposizioni e godiamo di qualche 'soffiata' dall'interno della Corea.
I cinesi che entrano da Dandong pagano di meno e molti occidentali si aggregavano a loro. Così i nordcoreani hanno messo il veto sui gruppi misti sino-occidentali. In tal modo a voi possono farvi pagare di più".
Business is business.
Torniamo a Dandong. Siamo nel Dongbei, il nordest cinese che comprende le tre province di Liaoning, Jilin e Heilongjiang.
E' l'ex Manciuria, una delle terre più guerreggiate del pianeta, poi "rust belt" industriale della Cina di Mao. Se l'Impero di Mezzo ha la forma di una gallina, il Dongbei è la sua testa e, manco a farlo apposta, la testa di pollo (o di oca) è una delle prelibatezze locali. Dalla testa si converge inevitabilmente verso il becco, ed ecco le due Coree.
A Chang Bai Shan, la "montagna sempre bianca" divisa a metà tra Cina e Corea del Nord, i coniugi Lee, sudcoreani, mi raccontano dell'itinerario grottesco che il loro aereo ha dovuto fare per venire da queste parti, a cinquecento chilometri in linea d'aria da casa loro: Seul, Pechino, Changchun, Yanji. Tre scali per arrivare nella prefettura autonoma del Jilin: zona bilingue, biculturale, dove ogni cartello e insegna è sia in cinese sia in coreano e si mangia cibo "fusion".
Sulla cima di Chang Bai Shan (Baekdu-san in coreano), secondo l'iconografia di regime è nato Kim Jong-Il. In realtà l'evento ha avuto luogo in Russia, nel 1941. Sicuramente qui nasce il fiume Yalu, che segna il confine tra i due Paesi e diventa largo quasi un chilometro prima di sboccare nella Baia di Corea.
Di sera le due rive del fiume, Dandong in Cina e Sinuiju in Corea del Nord, sono due mondi contrapposti. A nord l'ostentazione della nuova potenza cinese a base di neon, grattacieli e festoso caos metropolitano. A sud il buio. Di qui il frastuono, di là il silenzio.
In mezzo, la cortina di ferro del nuovo millennio è come Disneyland. Si paga per andare sul vecchio ponte bombardato dagli americani, mentre coppie di sposi si fanno immortalare sullo sfondo di quello nuovo, battezzato "dell'Amicizia", e del tetro stabilimento che sta dall'altra parte.
Binocoli per vedere le scimmie coreane in gabbia e abiti tradizionali a noleggio per una foto molto folk. Una tetra ruota panoramica si staglia sull'orizzonte coreano,oltre i pilastri del ponte distrutto. I cinesi giurano di non averla mai vista girare.
Sul lungofiume di Dandong, invece, la vita è scoppiettante come in tutti i parchi del Celeste Impero. C'è chi canta e chi suona, mentre un gruppo di energici vecchietti si lancia in una travolgente performance di percussioni tradizionali: un ometto sui settant'anni pesta su un enorme grancassa, saltandoci intorno, per un buon quarto d'ora, gli altri lo seguono. Il tempo di fumare una sigaretta e ricomincia. Aquiloni e mongolfiere di carta si alzano nel cielo, dai locali esce musica assordante.
Forse non sarà una guerra o qualche risoluzione Onu ad abbattere la dinastia dei Kim. Sarà il lavorio ai fianchi, instancabile, di qualche centinaio di megliaia di cinesi che dall'altra parte del fiume sbatte in faccia ai dirimpettai, ogni giorno, l'opulenza chiassosa della nuova Cina.