11/03/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Anche per i conflitti c'è una prima e una seconda serie
L'editoriale di Maso Notarianni
A parte in Iraq, dove solo nell'ultima settimana sono state uccise almeno 75 persone -  tra le quali uno dei maggiori esperti di affari iracheni dei servizi italiani, Nicola Calipari -  la guerra fa vittime anche altrove.
Solo per fare qualche esempio, in Nigeria,  l’8 marzo almeno 15 civili sarebbero rimasti uccisi in un raid compiuto dai soldati dell’esercito regolare che stavano dando la caccia ad alcuni miliziani nel Delta del Niger, regione ricca di petrolio. Nei sei stati nigeriani che fanno parte della regione del Delta è da anni in atto una guerriglia di alcuni gruppi armati contro le imprese petrolifere, accusate di sfruttare le risorse inquinando l’ambiente e soprattutto non coinvolgendo le comunità locali che vivono in condizioni di povertà estrema.
In Nepal, Il 7 marzo l’Esercito nepalese ha annunciato di aver ucciso almeno 30 maoisti nella città occidentale di Sandhikharka, in uno degli scontri più sanguinosi dal colpo di mano del re Gyanendra del 1° febbraio scorso.
In Nepal dal 1996 è in corso un conflitto tra ribelli maoisti, che vogliono rovesciare la monarchia e instaurare la repubblica, ed Esercito. Finora sono morte circa 11.000 persone.
In India, nel Kashmir indiano, il 7 marzo almeno 6 ribelli musulmani sono stati uccisi dalle forze di sicurezza indiane, a cento chilometri dalla capitale Srinagar.
I militanti musulmani combattono dal 1989 contro le truppe indiane. Un conflitto che ha causato almeno 40.000 morti.
In Sri Lanka, tra il 5 e il 6 marzo almeno 10 persone sono morte nelle regioni Tamil, a nord e a est del Paese, dove il conflitto tra le Tigri e il governo dura dai primi anni ’80 e ha causato 65.000 vittime.

Questi e molti altri paesi trovano di rado spazio sulle prime pagine dei giornali Si parla solo di alcune guerre: l'Iraq, il conflitto tra Israele e Palestina, poco altro. Sono le guerre che ci coinvolgono direttamente, o che coinvolgono persone che a noi sembrano vicine, simili a noi. E' comprensibile. Ma è un errore, perché il mondo è uno solo, come uno solo è il genere umano, con i suoi destini. Un errore grave, perché somiglia in modo molto, troppo pericoloso, al razzismo.

Maso Notarianni

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