26/08/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



"Le tecniche usate ci hanno permesso di ottenere informazioni importanti"

Dick Cheney, l'ex vice di George W. Bush, critica la decisione del presidente Obama di indagare sulla legalità degli interrogatori della Cia, sollevando dubbi "sulla capacità dell'attuale amministrazione di garantire la sicurezza del Paese", e difende l'operato del governo Bush nella lotta contro il terrorismo.

"Quella di espandere l'inchiesta non è stata un'iniziativa della Casa Bianca, - ha risposto un funzionario dell'amministrazione - è stata una scelta del ministro della Difesa Eric H. Holder Jr., che deve fare quello che crede giusto nell'interesse della giustizia".

L'ex vice-presidente continua ad appoggiare la Cia, nonstante le verità raccappriccianti che stanno emergendo dai 109 fogli, 36 dei quali ancora coperti da omissis, che riportano i segreti degli interrogatori sui presunti terroristi.

Nel faldone che ha sconvolto l'opinione pubblica, ci sarebbero anche due memo, che da tempo Cheney chiedeva di desecretare, in uno dei quali le confessioni ottenute durante gli interrogatorri vengono definite "un pilastro degli sforzi antiterroristici degli Stati Uniti". L'appunto in questione risale al 3 giugno 2005, quando un gruppo di senatori repubblicani propose una nuova legge che vietasse che i detenuti fossero vittime, durante gli interrogatori, di "trattamenti crudeli, inumani o degradanti". Nella seconda nota si riassumono invece le informazioni fornite da Khalid Sheik Mohammed, ritenuto un membro di al-Qaeda, che fu sottoposto alla trotura dell'affogamento 183 volte.

In un'altra annotazione, scritta dall'ispettore generale della Cia, John L. Helgerson, si legge che "ci sono pochi dati" su cui valutare l'efficacia effettiva delle tecniche d'interrogatorio, utilizzate spesso senza specifica motivazione, in quanto gli agenti non potevano sapere quali informazioni possedessero i detenuti.

 

Categoria: Diritti, Tortura, Politica
Luogo: Stati Uniti