Il 37 per cento dei detenuti rinchiusi nelle carceri italiane sono stranieri. Tradotto in cifre significa che su una popolazione di sessantacinque mila unità, ben ventiquattromila non sono italiani. Il dato, fornito dal Sappe, il sindacato autonomo della polizia, ha innescato un ginepraio di polemiche.
La cifra è stata ovviamente soggetta alle più svariate strumentalizzazioni politiche: per convincere i cittadini della necessità di una politica migratoria più repressiva, per mostrare l'efficacia delle nuove misure di sicurezza, per far vedere che riempire le carceri di stranieri non ha alcun senso, vista l'assenza di una normativa seria per regolarizzare la situazione degli immigrati. Anche il Sappe chiede l'applicazione di misure alternative, quali ad esempio l'espulsione dei detenuti stranieri che devono scontare una pena inferiore ai due anni. Anche le guardie penitenziarie pensano più a smaltire la popolazione carceraria piuttosto che ad accrescerla. Come cambierà la situazione dei penitenziari se è quando entrerà in vigore il reato di clandestinità? Peacereporter ha rivolto alcune domande al giurista Giuliano Pisapia per capire come funziona il reato di clandestinità e a quali conseguenze porterà.
Quali pene prevede il reato di clandestinità?
La pena prevista è il pagamento di un'ammenda da cinquemila o diecimila euro. Se, però, il giudice lo ritiene necessario può decidere di condannare il clandestino all'espulsione e non al pagamento della multa. Se poi l'immigrato irregolare condannato al pagamento dell'ammenda o all'espulsione, viene arrestato nuovamente e non ha ottemperato alle richieste della legge, può scattare la reclusione da uno fino a quattro anni.
Quali sono gli aspetti di questo reato che la lasciano maggiormente perplessi?
Ce ne sono tre che mi preoccupano particolarmente. In primo luogo il reato di clandestinità va a punire uno status soggettivo che non crea alcun danno o pericolo a terzi. L'irregolare viene punito non perché tiene dei comportamenti che mettono a repentaglio la sicurezza altrui, ma semplicemente per la sua condizione. Il reato di clandestinità, per come è stato concepito, è molto simile a quello di mendicità, già dichiarato incostituzionale. Anche in questo caso ci si accaniva contro chi chiedeva l'elemosina, non perché fosse pericoloso, ma per il suo status di questuante. Un'altra anomalia della clandestinità è che per tutti i reati che prevedono la pena dell'ammenda, è stata istituita l'oblazione. La possibilità di ricorrere all'oblazione permette di estinguere il reato, nel caso in cui il condannato riesca a pagare almeno un terzo dell'ammenda. Per il reato di clandestinità, l'oblazione non è stata prevista e questa è un'altra grande ingiustizia, perché priva gli immigrati di un diritto riconosciuto a tutti gli altri cittadini.
L'aspetto più grave, a parer mio, è che la clandestinità è l'unico reato per cui il giudice può decidere di sostituire una pena con una ancora più grave, mentre normalmente accade sempre il contrario. Si può decidere di commutare l'espulsione nel pagamento di un'ammenda, ma non viceversa, questo va contro ogni logica del diritto.
Quali effetti potrebbe avere l'entrare in vigore della clandestinità sul problema dell'affollamento delle carceri?
Sarebbe un disastro. Si correrebbe veramente il rischio di riempire le prigioni di gente che di fatto è innocente. Le carceri scoppiano già ora, secondo me se la clandestinità entrasse in vigore, dopo soli due anni le prigioni potrebbero scoppiare.
Benedetta Guerriero