Dopo un'infruttuosa caccia mondiale a Thaksin Shinawatra, in autoesilio a Dubai ma ancora amato da molti in patria, il governo thailandese ha appena scoperto che potrebbe presto trovarsi l'ex premier a un passo da Bangkok. Ovvero in Cambogia, dove il primo ministro Hun Sen ha appena dichiarato di voler nominare "l'eterno amico" Thaksin suo consigliere economico, adibendo una casa tutta per lui. Potrebbe essere una boutade; ma anche se lo fosse, ha già esposto la fragilità della tregua politica in Thailandia, dopo la paralisi portata dalle manifestazioni di "gialli" e "rossi" negli ultimi dodici mesi.
Hun Sen, uomo forte della Cambogia post-Khmer rossi, ha invitato Thaksin nel suo Paese dopo un incontro con Chavalit Yongchaiyudh, un generale ed ex primo ministro che - sorprendendo molti in Thailandia - è passato da poco al partito Phuea Thai, il nuovo movimento dei sostenitori di Thaksin. Il governo di Bangkok non ha gradito: la questione ha monopolizzato i media proprio mentre il premier Abhisit Vejjajiva teneva gli onori di casa a un vertice dell' "Asean+6" (i Paesi del sud-est asiatico più Cina, Giappone, India, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda). Già il summit era nato azzoppato dal mancato arrivo di alcuni leader; la "bomba Thaksin" ha fatto il resto.
La diatriba ha guastato ulteriormente i rapporti tra i due Paesi, già tesi. Nell'ultimo anno, diverse scaramucce di confine intorno al tempio Preah Vihear - assegnato dall'Unesco alla Cambogia, ma rivendicato dalla Thailandia - hanno causato vittime tra entrambi gli eserciti. Da qualche mese le armi tacciono, ma la calma è lontana. Poche settimane fa, Hun Sen aveva ordinato alle sue truppe di sparare a qualsiasi soldato thailandese che avesse attraversato il confine - sulla cui linea i due Paesi non concordano. Inoltre, c'è ancora da risolvere la demarcazione di un'altra frontiera tra Thailandia e Cambogia, quella marittima. Nel golfo di Thailandia, in una zona reclamata da entrambi, negli ultimi anni sono state individuati giacimenti di petrolio e gas naturale: le trattative sono a un punto morto.
Thaksin in Cambogia non si è ancora fatto vedere, e non è detto che l'invito di Phnom Penh sia serio. Potrebbero anche essere piccole ripicche personali: Hun Sen, un ex Khmer rosso poi passato alla guerriglia anti-Pol Pot sostenuta dal Vietnam, è un politico-gangster che ha poco in comune con il suo omologo thailandese Abhisit, figlio di una famiglia dell'élite e laureato a Oxford. Con Thaksin, un self-made man proveniente da una famiglia media, c'è sicuramente più feeling. Ma ci sono anche conti politici da saldare: la questione del tempio Preah Vihear è stata cavalcata dai "gialli" - il vasto movimento di monarchici e nazionalisti, le cui proteste hanno contribuito alla salita al potere di Abhisit grazie a un ribaltone parlamentare - quando al governo di Bangkok c'erano i fedeli di Thaksin, fino a quel momento più accomodanti. Anche sulla questione del confine marittimo, il clima era migliore quando a trattare era l'ex magnate delle telecomunicazioni. E' plausibile quindi che Hun Sen auspichi un ritorno al potere del suo "eterno amico".
Ma più che altro, il caso dimostra il nervosismo dell'attuale governo thailandese, in carica da dieci mesi senza aver vinto un'elezione, e tenuto assieme solo dalla volontà di non far tornare al potere Thaksin, di cui i sondaggi confermano la grande popolarità. L'anziano re Bhumibol, i cui consiglieri sono accusati dai "rossi" di aver orchestrato il "colpo di stato giudiziario" che ha portato al governo Abhisit, è da oltre 40 giorni in ospedale. Le politiche economiche adottate verso le campagne del popoloso nord-est - copiate da Thaksin, che lì ha la sua base elettorale - non sembrano spostare il consenso delle classi medio-basse. Le elezioni andranno organizzate entro il 2011, e Abhisit sa che al momento vincerle sarebbe un'impresa. Thaksin continua a intervenire in video-chiamata a qualsiasi manifestazione dei "rossi". Ritrovarselo a un'ora di volo da Bangkok farebbe sicuramente aumentare le aspettative dei fedelissimi per un suo ritorno. Prima o poi, è un nodo che bisognerà affrontare.
Alessandro Ursic