L'aria elvetica si fa pesante. La tradizionale chiusura svizzera nei confronti degli stranieri è di nuovo oggetto di polemica. Il clamore e le proteste suscitate in Europa e nel mondo islamico dal referendum che vieta la costruzione dei minareti non hanno intimorito una parte dei politici della Confederazione elvetica che tornano alla carica con un nuovo provvedimento. Se la proposta venisse approvata, tutti i cittadini stranieri che compieranno dei reati in Svizzera saranno costretti ad abbandonarla.
A promuovere l'iniziativa legislativa è l'Udc, l'Unione democratica di centro, formazione politica della destra nazionalista, che costituisce uno dei cinque principali partiti svizzeri che risiedono nel Consiglio federale. Nonostante molte voci si siano sollevate per protestare contro il provvedimento, il disegno di legge è arrivato in Parlamento. Solo sei i voti favorevoli e trenta quelli contrari. Questo, tuttavia, non rappresenta un ostacolo per lo svolgimento della consulta popolare, visto che dal 1891 ad oggi solo quattro volte il Parlamento ha bloccato le iniziative referendarie. Attualmente il testo è stato inviato alla Commissione sulle istituzioni politiche che dovrà valutare se il testo di legge è compatibile con il divieto di espulsione, uno dei principi fondamentali contenuti nella Convenzione di Ginevra. Dure le reazione e le critiche anche degli altri schieramenti politici elvetici, quali il partito socialista e quello democratico, preoccupati dalle reazioni critiche dell'Unione europea.
Peacereporter ha intervistato Eros Mellini, segretario cantonale dell'Udc ticinese e deputato del Consiglio federale, nonché responsabile della campagna di voto sui minareti in Ticino.
Da dove nasce l'idea di questo provvedimento?
Un tempo l'espulsione dei criminali stranieri era una pena addizionale alla detenzione. Poi il codice penale è stato modificato e la misura cancellata. Ora i giudici non possono più prescrivere l'espulsione, mentre noi vorremmo che diventasse un provvedimento automatico, almeno per i reati gravi, quali le violenze sessuali, le rapine a mano armata e molti altri. Abbiamo raccolto circa 200mila firme, più del doppio del necessario.
I cittadini stranieri, quindi, dopo aver scontato la pena, verranno automaticamente rimpatriati, qualora il disegno di legge venisse approvato?
Certamente. Chi ha compiuto dei reati è un potenziale criminale e noi non vogliamo che rimanga nel nostro Paese. Non le sembra esagerato? Scontata la pena, un uomo ha il diritto di provare a rifarsi una vita... L'espulsione deve divenire un'integrazione della pena. Non condivido l'eccessivo garantismo e non capisco la smania che va di moda oggi di difendere i criminali. Occupiamoci dei cittadini onesti e non di chi delinque.
Non temete le critiche dell'Unione europea?
Noi ce ne freghiamo, siamo padroni in casa nostra, non facciamo parte della Ue e non vogliamo intromissioni nella nostra politica interna. Gli accordi e le convenzioni internazionali non fanno che intralciare il diritto svizzero. Non siamo un partito estremista, agiamo nel rispetto delle regole parlamentari e rispettiamo i diritti umani a priori.
Eppure la Svizzera non vanta una tradizione di apertura nei confronti degli stranieri?
Questo è un luogo comune. Il nostro Paese ha una percentuale di stranieri pari al 22 percento, di gran lunga superiore alla media europea. Noi siamo un partito patriottico. Prima di tutto siamo svizzeri e vogliamo difendere le nostre tradizioni e la nostra identità. La gente ci segue, come ha dimostrato il referendum che vieta la costruzione dei minareti.
Eppure quel referendum vi ha creato tante difficoltà. Il mondo islamico e non vi hanno accusato di mettere in discussione la libertà religiosa?
Tutto è stato strumentalizzato. Noi siamo favorevoli alla libertà religiosa e proprio per questo non abbiamo vietato la costruzione delle moschee, luoghi di culto. Il minareto è il simbolo del potere politico e ci tenevamo a dare un segnale chiaro alla comunità islamica. Devono rendersi conto che ci siamo accorti del loro tentativo di invasione, ma non vogliamo cambiare le nostre leggi per loro. Il referendum è stato un successo che non ci aspettavamo, pensavamo di vincere in Ticino, non a livello nazionale.
Quindi siete fiduciosi anche su questa nuova proposta?
Sì, per ora il Senato ha congelato la decisione, perché teme il voto del popolo. La classe politica indugia, ma la volontà popolare è chiara.
Benedetta Guerriero