12/12/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Tafferugli fra le forze dell'ordine e i manifestanti nel quarantesimo anniversario della strage di Piazza Fontana

Il  corteo di protesta ha manifestato pacificamente: ha sfilato, ha fischiato, ha cantato e, composto, ha compiuto un giro per il centro di Milano per poi dirigersi verso piazza Fontana dove avrebbe dovuto, sempre civilmente, onorare le vittime della strage del 12 dicembre 1969. Come ogni anno. Solo che questa volta si ricordavano i quaranta anni dalla deflagrazione dell’ordigno alla Banca Nazionale dell’Agricoltura che alle 16 e 37 uccise diciassette persone e ne ferì altre ottantotto. Per l’occasione per le strade del capoluogo lombardo hanno sfilato due cortei: prima quello delle organizzazioni dei familiari delle vittime e, poi, quello dei vari partiti e formazioni di sinistra che ogni 12 settembre si danno appuntamento nella piazza a lato del Duomo.

Primo round. Ha segnato la sconfitta della classe politica lombarda, dal sindaco Letizia Moratti, al presidente della Provincia di Milano Guido Potestà fino al governatore Roberto Formigoni. I tre, saliti sul palco al termine della prima sfilata, a stento sono riusciti a concludere i propri discorsi. La folla ripresa dalle telecamere di tutte le televisioni nazionali e locali ha iniziato a gridare “Fascisti”, “Vergogna” ribadendo contemporaneamente la teoria secondo la quale, ancora dopo quaranta anni, quella di Piazza Fontana sarebbe stata una “Strage di Stato”. Inutile restare e marciare dietro i gonfaloni, inutile essere immortalati dagli obbiettivi dei fotografi e presenziare. I tre rappresentanti istituzionali hanno preferito fare dietrofront e abbandonare la commemorazione.

 

Pacifici. Tutti i gruppi del secondo corteo, quello organizzato dalle sinistre e dai centri sociali, hanno compiuto il loro percorso sfilando tranquillamente per le vie del centro chi a piedi dietro gli striscioni chi a bordo di carri dai quali due grandi casse amplificavano verso i vari gruppi musica e testimonianze. Nessun riverbero d’inciviltà, nessun ordine o incitamento alla violenza. Solo musica e parole. Tante. Superata piazza San Babila dalla folla sono partiti i primi lamenti “Piazza Fontana è ancora transennata, non vogliono farci entrare”

Provocazione. Che tutto dovesse rispondere ai migliori standard di sicurezza è un conto. Altra cosa è chiudere il luogo simbolo dell’intera giornata ad un gruppo di persone che ha speso i propri pensieri e il proprio tempo per ricordare chi in quel luogo quaranta anni fa ha perso la vita.Non c’è stata una giustificazione razionale né un motivo oggettivo per sbarrare un luogo pubblico alla gente. Arrivati verso le 17 di fronte alla piazza della strage i manifestanti hanno trovato decine di uomini delle forze dell’ordine in tenuta antisommossa pronta ad impedire l’ingresso nel largo cittadino. La tensione, che in pochi istanti si è maturata nella linea di confine tra gli agenti e i manifestanti, è scoppiata nel giro di venti minuti in veri e propri tafferugli. Da una parte, dopo inutili grida a lasciare libero il passaggio, è partito un lancio di petardi, fumogeni e bottiglie. Dall’altra le cariche di contenimento sono andate ben oltre la normale gestione della folla e si sono trasformate in manganellate contro i presenti. Un manifestante in giacca mimetica nonostante il volto sanguinante a causa di un colpo ricevuto sulla fronte, ha continuato insieme al proprio gruppo a cercare, semplicemente con le urla, di entrare e manifestare pacificamente.

Epilogo. Ad esso si è giunti dopo che la gente di fronte al cordone di sicurezza ha iniziato a cantare “Bella Ciao”. Milano, unita per ricordare un giorno del 1969, sembrava essere ritornata al 1945. Un coro unanime ha sciolto nel giro di tre minuti l’attrito e, con la forza della musica, ha convinto chi di dovere ad ordinare l’immediata apertura della piazza e, dunque, a permettere alla gente di esercitare il proprio diritto alla protesta pacifica. Che poi alla fin fine è stato solo un ricordo pacifico. Un ricordo che, come ogni anno, ha provato a contrapporsi alla violenza cieca di quel 12 settembre 1969.

Antonio Marafioti

Parole chiave: piazza fontana, tafferugli, 12 dicembre
Categoria: Diritti, Politica, Storia
Luogo: Italia