Si chiama SkyGrabber il programma usato dai miliziani sciiti iracheni per intercettare i video trasmessi dai droni, i velivoli militari teleguidati, ai server del Pentagono negli Stati Uniti. È prodotto dalla SkySoftware, un'azienda informatica russa, e permette di intercettare in offline film, musica e altri programmi che altri utenti scaricano in un dato momento. Costa 26 dollari, ma è possibile averlo anche nella versione trial gratuita che dura 15 giorni. Solo 26 dollari, per intercettare i dati dei - a questo punto non tanto - sofisticati droni fabbricati a San Diego dalla General Atomics Aeronautical System Inc. e che costano, ognuno, tra i 10 e 12 milioni di dollari.
L'uso di SkyGrabber è molto semplice: si tratta di un downloader che viene impiegato sul Satellite internet,il sistema usato in aree non coperte da rete adsl (in uso anche in Italia, tipo in alcune isole delle Eolie o in Sardegna). È necessario solo orientare la parabola, settare il satellite provider e quindi pescare i dati che verranno così salvati sull'hard disk del computer.
Come si legge sulle pagine del Wsj, l'intelligence statunitense ha scoperto la falla nei sistemi di sicurezza alla fine dell'anno scorso quando, nel corso di un'operazione trovarono nel computer di un miliziano sciita ore e ore di filmati trasmessi dai Predator. È presumibile che quello non sia il solo computer a contenere dei dati sensibili: gli esperti del Pentagono ritengono che molti altri guerriglieri possano essere capaci di raccogliere tali informazioni. Non solo in Iraq, ma anche in Afghanistan, Pakistan, Somalia e, sebbene le missioni di volo siano top secret, anche in Yemen. Conoscere i piani di volo dei droni permette ai guerriglieri di sapere in anticipo quali siano le strade, i villaggi e gli edifici sorvegliati dal grande occhio statunitense, consentendo loro di spostarsi e operare in zone ‘sicure'. All'improvviso, quella che sembra essere un'arma sicura e inattaccabile presenta tutta la sua vulnerabilità. Gli addetti alla sicurezza delle trasmissioni dati non sono sicuri che criptare quelli lanciati dai droni sia una soluzione definitiva, primo perché non si tratta di aggiungere un semplice software a tutti i droni impegnati nelle aree di guerra, secondo perché le tecnologie di comunicazione sono di proprietà dell'azienda di San Diego e i più comuni sistemi di encryption non sono compatibili. All'epoca delle commesse, il sistema non fu richiesto per non gravare sul prezzo d'acquisto e sui tempi di consegna; in più, alcuni esperti sono convinti che la ‘criptazione' dei dati comporrebbe un ritardo nella condivisione degli stessi con l'esercito sul campo, riducendo di molto l'efficacia dei droni stessi
Nicola Sessa