18/12/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Riscaldamento globale confinato entro i due gradi centigradi

Usa, Cina, India e Sudafrica hanno trovato un accordo a Copenaghen. "Un accordo significativo e senza precedenti". L'enfasi nell'annuncio viene smontata dallo stesso Barack Obama, che in una manciata di ore ha lavorato per dare un'immagine operativa nella babele di bozze e controbozze che circolavano all'interno delle lobby internazionali. "C'è ancora molto da fare", ha detto il presdiente statunitense commentando l'intesa raggiunta: gli impegni di riduzione di C02 dei paesi industrializzati non saranno quantificati nell'accordo e l'intesa raggiunta - rilevano fonti - prevede un rinvio di questo nodo negoziale al gennaio 2010".

L'accordo. Prevede di limitare il riscaldamento globale a due gradi centigradi. Ma lo snodo più importante è che i controlli sulle emissioni dei gas serra sarà lasciato alle singole nazioni, vanificando la trasparenza dei controlli, necessaria per monitorare gli impegni che vengono presi. La Cina, soprattutto, aveva espresso parere contrario all’idea di sottoporsi a un sistema di verifica internazionale per il monotoraggio delle misure di riduzione delle emissioni di gas serra, e aveva bloccato per ore il negoziato. Nell’ultima bozza i Paesi in via di sviluppo dovranno dare conto alle Nazioni unite a scadenza beinnale dei risultati raggiunti, mentre il controllo sovranazionale sarà obbligatorio nel solo caso in cui vi siano Paesi che abbiano ricevuto finanziamenti internazionali dedicati. Il punto in questione è di particolare rilevanza, perché le riduzioni di emissioni dei Paesi sviluppati (tranne gli Usa) che partecipano al Protocollo di Kyoto sono controllate a livello internazionale, con pesanti sanzioni per chi non rispetta gli obiettivi. Secondo la sintesi effettuata dal presidente francese Sarkozy, "l'accordo sarà sottoscritto da tutti i 120 leader ma non è perfetto. Tutti i Paesi industrializzati, compresa la Cina, dovranno definire entro gennaio 2010 piani scritti per tagliare le emissioni di CO2 (anidride carbonica) e i Paesi più sviluppati forniranno 100 miliardi di dollari in aiuti a quelli in via di sviluppo entro il 2020". 

Delusione. Appena avuta la notizia delle linee di massima dell'accordo c'è stata delusione e scetticismo nelle associazioni e realtà ambientaliste presenti al Cop15. Greenpeace, atrraverso le parole del suo direttore britannico è lapidaria: "Tutto ciò dimostra chiaramente come la lotta contro il cambiamento climatico richieda un modello politico radiclamente differente da quello che abbiamo conosciuto qui a Copenaghen". Il quesito su quanto questa governance mondiale sia rappresentativa nella salvaguardia del pianeta, con una modalità di accordo di questo tipo, rimane non un caso aperto, ma ormai conclamato nel sancire l'inutilità di vecchi meccanismi. Lo schema della trattativa che porta a sistemi nazionali di verifica, la mancanza di una convergenza su politiche incisive contro il surriscaldamento globale, la repressione continua delle manifestazioni di dissenso che si sono alternate fuori dai lavori ripropongono con prepotenza lo scetticismo dimostrato non solo dalle organizzazioni ambientaliste, ma anche dalle cancellerie di diversi paesi che hanno denunciato con forza un metodo che ha riproposto il sacrificio della collegialità della discussione per i voleri dei soliti, potenti, pochi.

 

Angelo Miotto

 

Parole chiave: clima, obama
Categoria: Ambiente