04/02/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



A Pechino è stato inaugurato il primo centro di salute mentale

Era il 1978 quando la legge Basaglia entrava in vigore in Italia e le porte dei manicomi si aprivano per la prima volta. Da allora i malati mentali non furono più visti solo come soggetti pericolosi, ma come persone. Il nuovo approccio clinico rivoluzionò la vita di quanti soffrivano di disagi psichici, finalmente liberi di abbandonare i manicomi. Spesso alla stregua di veri e propri lager.

Oggi, dopo oltre trent'anni, è la Cina a raccogliere l'eredità di Basaglia. Ieri nella capitale cinese nel distretto di Haidan, dove vivono circa tre milioni di abitanti, è stato inaugurato il primo centro di salute mentale, nato dalla collaborazione tra la Provincia autonoma di Trento, l'Istituto universitario di salute mentale di Pechino e il Centro nazionale cinese di salute mentale. La nuova struttura è in grado di rivoluzionare la concezione dell'handicap nel Paese, per certi aspetti ancora ancorato a credenze e tradizioni che considerano la disabilità come una vergogna o un peccato da nascondere. In Cina sono ancora migliaia i cosiddetti “matti” costretti dai propri familiari a vivere all'interno delle mura domestiche, senza potersi mai allontanare o avere degli scambi con altre persone. Chi, invece, non può o non vuole occuparsi dei malati, li rinchiude negli ospedali psichiatrici. Luoghi dove i malati vengono lasciati a loro stessi, spesso in condizioni di totale abbandono.

La Cina, però, come ha già dimostrato in campo economico e industriale, è un Paese che ama correre e viaggiare veloce. Era soltanto il 2007 quando Renzo De Stefani, il responsabile del servizio salute mentale di Trento, prese i primi contatti con la nazione cinese. In breve venne avviata la sperimentazione che rientrava nel progetto “Il treno dei folli” che portò nella capitale cinese 208 persone, tra disabili, familiari, operatori e cittadini interessati. Partito da Venezia, il convoglio aveva fatto tappa a Budapest, Mosca e Ulan Bator, in Mongolia, dove si erano tenuti degli incontri con i rappresentanti della psichiatria delle singole nazioni. Giunti a Pechino, ricercatori e professori cinesi rimasero folgorati dall'esperienza. A quel punto la rotta si è invertita e i convogli hanno preso a viaggiare in direzione contraria: dalla Cina fino a Trento.

La collaborazione è andata avanti. Equipe di studiosi cinesi più volte hanno fatta tappa a Trento per studiare i servizi per la salute mentale presenti sul territorio In particolar modo a catalizzare l'attenzione degli studiosi cinesi è stata l'esperienza degli Ufe, utenti e familiari esperti, che mira al coinvolgimento di queste due categorie all'interno dei servizi psichiatrici. Ormai diffusi in Trentino da oltre dieci anni, gli Ufe si fondano sulla filosofia del “fare insieme”. Filosofia che i medici e i professori cinesi vorrebbero diffondere nel loro Paese per rompere l'isolamento e la solitudine dei disabili.

Benedetta Guerriero

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