Viviamo in un Paese dove la classe dirigente sghignazza tra le lenzuola pensando a donne, bambini, uomini, che vengono sepolti sotto le macerie di un terremoto che rade al suolo una città che loro ricostruiranno.
Viviamo in un Paese dove la classe politica si dedica più a cercare fanciulle dai costumi facili che non ai troppi guai che i cittadini devono affrontare ogni giorno per sopravvivere.
Viviamo in un Paese dove per andare a scuola i nostri figli debbono portarsi fogli penne matite cancellini gessetti e finanche il sapone e la carta igienica. E se hai la sfiga di avere bisogno di un insegnante di sostegno te la devi pagare da solo.
Viviamo in un Paese dove si predicano politiche per le famiglie ma in cui gli asili nido non ci sono. E dove ci sono costano un occhio della testa, o anche due. Giusto l'altro giorno ne cercavo uno comunale, invano. Quelli privati vanno dai quattrocento ai settecento euro al mese. E sappiamo come potrebbero essere gestiti.
Viviamo in un Paese i cui eroi, come quel tale Massimo Scattarella del Grande Fratello, elogiano la mafia. Senza che nessuno batta ciglio.
Viviamo in un Paese dove per bere acqua di fonte si deve pagare quasi quanto minerale gasata. A volte di più.
Viviamo in un Paese dove la corruzione è talmente radicata da fare sembrare la Russia una patria di probi. Perché lì gli amministratori di cose pubbliche non si fanno corrompere per poche migliaia di euro. Costan più cari.
Viviamo in un Paese dove viene richiesto ai cittadini stranieri un esame per poter avere il permesso di calpestar la nostra terra. Un esame che prevede la conoscenza della Costituzione. Peccato che chi propone questa legge non sappia quanti siano gli articoli che la compongano. E nemmeno di cosa parlano, gli articoli della Costituzione.
Viviamo in un Paese che spende più di 50 (cinquanta) milioni di euro al mese per fare una guerra di occupazione.
Viviamo in un Paese che per portare aiuti spende 120 (centoventi) mila euro al giorno per mandare una portaaerei prima a fare una passerella di marketing militare in Brasile, e solo poi a prestare soccorso ad un'altra popolazione sepolta da un terremoto.
Viviamo in un Paese in cui la gente è indifferente a tutto questo. Drogata dalla televisione che riesce a rendere idoli i mafiosi e i delinquenti, gli stupratori e gli assassini.
Viviamo in un Paese in cui la gente non solo ammira il peggio. Ma lo rende arbitro della sua vita.
E non importa se si perde il lavoro. Non importa se si perde il diritto ad andare a scuola, ad essere curati, a vivere dignitosamente. Rimane l'ampio consenso alla banda di delinquenti politici, morali, costituzionali che siedono nelle poltrone rosse delle camere.
Il grande fratello di Orwell ci ascoltava. Il Grande Fratello della mafia, decide come dobbiamo vivere. E persino come dobbiamo pensare.
Ma è vivere, questo?
Maso Notarianni