15/02/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Il governo vuole diminuire i sussidi. I sdisoccupati accetteranno lavori anche fuori zona

Cuba apre le porte all'innovazione strategica e riforma il settore dei disoccupati. Basta, dunque, con i sussidi erogati dall'amministrazione centrale a chi è senza lavoro, da oggi Cuba cambia registro e offrirà posti di lavoro "produttivo" in diverse aree del Paese.
"Non si può continuare a dare sussidi ai lavoratori disponibili" fanno sapere dalla Central de Trabajadores de Cuba e da oggi "i disoccupati e tutti i lavoratori in esubero dovranno accettare posti di lavoro in aree produttive del Paese". Insomma, con questa misura il governo cubano vuole dare maggiore impulso a un'economia appannata che dopo i devastanti cicloni dell'anno scorso e in seguito alla tremenda defaillance economica mondiale vede sempre più difficile lìuscita dalla crisi.
Non solo. Orientare la forza lavoro verso settori produttivi in difficoltà, come l'agricoltura e il settore delle costruzioni, potrebbe migliorare la produttività che nel 2009 è scesa in modo preoccupante. Inoltre, ci si mette anche la diffidenza degli investitori stranieri che hanno molte difficoltà a recuperare denaro dalle banche cubane.

Uno degli aspetti più importanti studiati dall'amministrazione cubana è quello di cercare di diminuire quanto più possibile le importazioni. Per farlo, però, la produzione locale dovrebbe ampliare la propria capacità produttiva e la varietà della produzione stessa.
E per capire bene come la situazione stia lentamente degenerando causando pensieri negativi per il futuro dell'economia cubana, il segretario della Central de Trabajadores ha fatto l'esempio del settore delle costruzioni che oggigiorno vede la presenza di più custodi di stabili che muratori.
Se non si corre velocemente ai ripari il sistema potrebbe ben presto collassare anche se negli ultimi cinquanta anni Cuba ha messo davanti a tutto la piena occupazione (il tasso di disoccupazione è sempre stato il più basso dell'intero continente americano) rispetto alla produttività.
Ovviamente tutto considerato alla luce delle estreme difficoltà che deve affrontare l'amministrazione dell'Havana come conseguenza del bloqueo imposto dagli Usa per non aver mai abbassato la testa di fronte allo zio Sam.

Alessandro Grandi

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