Quando il 12 gennaio scorso la terra sotto i piedi degli haitiani ha tremato come mai prima era successo, nessuno si sarebbe immaginato che sotto le macerie degli edifici oltre all'alto numero di vittime sarebbe rimasta anche l'intera attività della classe dirigente politica.
Nelle immediate ore successive al sisma nemmeno si sapeva chi della dirigenza haitiana era sopravvissuto. Si avevano notizie solo del presidente Renè Preval, anche se frammentarie.
La politica nazionale era completamente paralizzata, incapace di reagire agli eventi e obbligata all'elemosina internazionale per non sprofondare direttamente nel baratro dell'anarchia.
Se non ci fosse stata la drammaticità della devastante potenza di madre natura, gli ultimi giorni di febbraio avrebbero visto gli haitiani mettersi in coda davanti ai seggi elettorali per eleggere il nuovo organico del Parlamento. Per la presidenza, il cui mandato scade l'11 febbraio 2011, Preval ha già fatto sapere che non cercherà una riconferma politica. In ogni caso la tornata elettorale sarebbe prevista per dicembre 2010. Probabilmente una vota terminato lo spoglio delle schede e proclamato vincitori e vinti, nell'isola non sarebbe cambiato nulla.
Oggi però, approfittando della mazzata inflitta dal sisma, ricordiamo che i morti calcolati sarebbero più di 220 mila e che oltre un milione di persone sono ancora senza un posto dove stare, qualche speranza in più questo martoriato paese potrebbe averla. Il sottosegretario di Stato Usa Hillary Clinton, infatti, dopo essersi riunita con il presidente Preval ha fatto sapere che Washington ha più di un motivo per fare in modo che si svolgano quanto prima, e nelle massime condizioni di sicurezza, le elezioni. Come, dove e quando i cittadini haitiani andranno alle urne, però, non è dato saperlo. Preval è stato chiaro nelle sue parole: "Dobbiamo cercare di evitare assolutamente che un governo momentaneo, transitorio stia in carica troppo tempo perchè non possiede legittimità".
In ogni caso la data delle prossime è ancora lontana dall'essere decisa. "Prima che il mio mandato giunga al termine - ha detto Preval - dobbiamo riuscire a organizzare le elezioni legislative e eleggere parlamento e presidente. Abbiamo un anno di tempo per fare tutto".
Ma i dubbi sull'efficacia di un esecutivo transitorio sono sulla bocca di tutti e la preoccupazione principale è che si torni a vivere una situazione sociale drammatica come quella del 2004, anno in cui avvenne l'allontanamento forzato del presidente democraticamente eletto Jean Bertrande Aristide.
Nel frattempo la nazione cerca in tutti modi di risollevarsi dai danni causati dal sisma. E lo fa anche con idee e proposte. Proprio il presidente Preval, durante i colloqui avuti alla Casa Bianca ha proposto la costituzione di una forza multinazionale umanitaria che si possa mettere in moto immediatamente in caso di disastri ambientali. "Potrebbe chiamarsi Caschi Rossi, l'equivalente dei Caschi Blu delle Nazioni Unite" ha detto il presidente isolano. "Una forza umanitaria che pronta all'intervento - ha continuato Preval - che lavori in modo coordinato nei primissimi momenti successivi al disastro naturale. Momenti che sono fondamentali per salvare la maggior parte delle vite umane". Intanto, Haiti si prepara a vivere una nuova stagione delle piogge. Un terzo della popolazione è rimasto gravemente danneggiato dal sisma e vive con mezzi di fortuna in tendopoli allestite da Paesi stranieri.
Alessandro Grandi