08/06/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



L'azienda di Cupertino continua a rifornirsi dalla Foxconn, l'industria cinese all'interno della quale i dipendenti si suicidano a causa delle dure condizioni di lavoro

Mentre Steve Jobs, capo supremo della Apple, annuncia al mondo il lancio della quarta generazione del telefono cellulare più noto dell'azienda di Cupertino, dall'altra parte del mondo c'è chi, per permettere questo ricchissimo nuovo affaire globale, lavora ai limiti della sopportazione umana. Sono gli oltre 400mila lavoratori della Foxconn, azienda leader per l'assemblaggio di prodotti elettronici e principale partner orientale di Apple.

Suicidi. Proprio come nel caso France Telecom, la Foxconn è stata coinvolta dalla fine dello scorso anno in una serie di suicidi fra i suoi dipendenti. Fino ad ora, fra smentite e conferme ufficiali, sarebbero ben tredici le persone che avrebbero sfogato la propria alienazione dal lavoro in un gesto estremo. Fra questi sono stati in sette a lanciarsi dalle finestre dei dormitori situati all'interno del quartier generale di Shenzhen, nella provincia meridionale di Guandong. Il primo caso sospetto fu quello Ma Xiang Qian, giovane di 19 anni, trovato morto nei pressi del dormitorio della Foxconn il 23 gennaio scorso. In un primo momento gli inquirenti giudicarono il caso come "morte improvvisa" e, dopo un riesame, definirono come "sconosciuta" la causa della morte. Dopo una terza analisi probatoria, chiesta e ottenuta dalla famiglia di Qian, i magistrati archiviarono definitivamente il decesso come "morte causata da un'alta caduta". Due mesi dopo fu la volta di Tian Yu, gettatasi dal terzo piano dello stabile dopo aver scritto un biglietto nel quale si disse disperata per una "vita dura". E ancora, Liu, Rao, Ling Hu Xin, Shu Chen Ming, e Liang tutti ragazzi fra i 18 e i 24 anni che, afflitti dal trattamento inumano al lavoro, hanno preferito lanciarsi nel vuoto.

Foxconn. Ben lungi dall'essere quell' "azienda carina" di cui ha parlato Jobs nel corso di una delle sue arringhe internazionali, la Foxconn si è invece rivelata un vero e proprio bunker per coloro che vi entrano carichi di speranze per una vita migliore. A loro, che in media non superano i 30 anni di età, l'impresa riserva, alla stipula del patto d'assunzione, un foglio, un letto e 1200 yuan mensili (146 euro). Il foglio è una sorta di autocertificazione volontaria, in realtà imposta, che solleva completamente l'azienda da ogni possibile responsabilità su ogni tipo di incidente subito dai propri dipendenti. Il letto è uno dei centinaia presenti dentro le grandi camerate dello stabile e serve a garantire la continuità del ciclo produttivo: lavorare, smontare, andare a dormire. Non c'è altra speranza per quei giovani che sognano la ricchezza. Un'inchiesta condotta da un giornalista del quotidiano locale Southern Weekly infiltrato all'interno dell'azienda ha rivelato, infatti, che molti dei ragazzi usano parte dei loro salari per comprare biglietti della lotteria o giocare ai cavalli nella speranza di essere baciati dalla fortuna e potersi affrancare da una vita misera. Nel frattempo stanno seduti dodici ore al giorno per produrre "i sogni" di Apple. Sogni che possono solo assemblare ma che non potranno mai acquistare. Neanche dopo l'aumento, il secondo nell'arco di una settimana, del 70 percento dei salari annunciato dai vertici dell'azienda cinese. Da 1200 yuan, del pre-crisi, si è arrivati a toccare quota 2000 yuan (244 euro) mensili.

Apple. Il proclama di Mr. Jobs sulle meravigliose infrastrutture del supplier cinese per i suoi dipendenti sono state smentite da documentazioni fotografiche che attestano una completa mancanza di dignità del lavoratore Foxconn. Nessuna palestra, nessun centro massaggi o sauna aziendale. Solo un Soul Harbour Studio, una camera adibita a consultorio per coloro che soffrono particolari problemi legati all'esaurimento nervoso da lavoro. La chicca del Soul Harbour Studio è la Destress room - sala antistress - all'interno della quale i salariati hanno a disposizione dei punchball, con le sembianze dei dirigenti, sui quali sfogare la propria rabbia con dei bastoni. Solo questo. Poi è ancora lavoro, fine turno, riposo e nuovamente lavoro. Nessun contatto umano con i colleghi, nessun segno di riconoscimento o libertà di vestire i propri abiti. Come nella più rigida delle tradizioni nazionali ogni operaio viene equipaggiato con una divisa da lavoro per reprimerne ogni peculiarità all'interno di quel grande calderone grigio noto come "forza lavoro". Gli incidenti collaterali di questo meccanismo annichilente sono i suicidi di chi non ce la fa proprio a mollare. Chi pensa di allentare i ritmi viene punito. Lo testimoniano diverse immagini diffuse in rete che mostrano le violenze esercitate dai vigilantes di Foxconn sui dipendenti che hanno deciso di ribellarsi alle logiche produttive. Tanto che, ha riportato Southern Weekly, chi decide di cambiare postura durante le lunghe ore di catena di montaggio, deve far finta di aver perso un pezzo e abbassarsi per recuperarlo da terra.

E intanto mentre il governo di Pechino ha imposto ai media di censurare ogni notizia "non governativa" sul caso, i sorridenti vertici di Apple hanno annunciato orgogliosi di aver venduto due milioni di Ipad in appena due mesi dal lancio del prodotto. Un business plan impeccabile, in cui i costi più alti sono quelli umani.

Antonio Marafioti

 

Parole chiave: Cina Usa
Categoria: Diritti, Politica, Economia
Luogo: Cina