09/06/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Il segretario Usa nel Cono Sud del continente alla ricerca di alleanze e di rapporti meno difficili

Hillary Clinton mette piede in quello che un tempo era considerato il giardino di casa. Parte da una nazione, l'Ecuador, importante per tutto il Sudamerica e attualmente paese designato come presidente di turno dell'Unasur.
Un incontro, quello fra il presidente dell'Ecuador Correa e il sottosegretario di Stato Usa, Clinton, preparato con minuziosità diplomatica nel corso degli ultimi mesi.
Washington deve a tutti i costi riallacciare i rapporti, spesso tesi, con i Paesi del cono Sud del continente e evitare in qualsiasi modo che si manifesti troppo apertamente l'amicizia con stati che agli Usa proprio non vanno a genio, come l'Iran.
"Diciamo che la Clinton ha colto l'occasione della riunione dell'Oea che si teneva in Perù per approfondire il dialogo e incontrare il presidente Correa. D'altronde l'Ecuador è un paese che gli Usa non si vogliono dimenticare e vorrebbero assicurarsi che la linea politica del paese non diventi troppo estrema" racconta Gustavo Arteta, esperto economico dell'area latinoamericana, segretario socioeconomico dell'Istituto italo latinoamericano.

"Sono molti altri a mio avviso i temi d'interesse - continua Arteta - che passano dalla reintroduzione dell'Honduras nell'Oea alle basi militari Usa nell'area. Non solo. Potrebbero far parte dei colloqui anche le relazioni fra vari paesi sudamericani, come Brasile e Venezuela, con l'Iran. Poi è notizia di questi giorni che in Ecuador ci possano essere depositi di uranio. E quindi non saprei dire se questo tipo di situazioni possono aver allertato Washington. Che nel frattempo ha anche bisogno di fare un piccolo bilancio della situazione dell'area considerando che negli ultimi anni è stata un po' messa da parte degli Usa" conclude Arteta.
Ovvio che la politica criminale condotta durante il suo mandato dall'ex presidente Bush non ha certo favorito i rapporti con i paesi del Sud America. L'ondata progressista che ha visto caratterizzare gli ultimi governi dell'area, poi, ha creato nell'amministrazione Bush una vera e propria idiosincrasia nei loro confronti. Oggi, l'amministrazione di Obama cambia rotta anche se a dire la verità il suo atteggiamento in politica estera non si differenzia molto da quello che lo ha preceduto.

"Insomma, credo che Washington abbia creato appositamente questo momento per avvicinarsi maggiormente all'America latina e consentire un dialogo più fluido" dice ancora l'esperto d'economia.
Poi c'è il capitolo Venezuela. Caracas e Washington sono stati per anni ai ferri corti. Durante la presidenza Bush, ad esempio, non passava settimana in cui Chavez non lo definisse un diavolo o un asino per via delle scellerate decisione del capo della Casa Bianca. Oggi, anche con Caracas si potrebbe aprire un nuovo dialogo. Soprattutto grazie all'Unasur. "Non credo che gli Usa vogliano neutralizzare Caracas dall'Unasur. Anche perchè Chavez è ingestibile e nell'area fa ciò che vuole" anche se probabilmente mirano ad indebolirne la leadership "poi senza dubbio la presenza di Obama al posto di Bush potrà favorire le riprese del dialogo e tante altre cose. Non dimentichiamo che gli Usa comunque agiscono sempre nel loro interesse" conclude Arteta.

Alessandro Grandi

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