10/06/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



I bafana-bafana sfidano oggi il Messico all'esordio Mondiale. Ma la sfida più importante è un'altra

Un'immagine dei Bafana Bafana in allenamento

E' festa nazionale oggi, qui in Sudafrica, proclamata per permettere a tutti di seguire l'Appuntamento con la storia. Oggi pomeriggio, nel nuovissimo stadio di Soccer City a Johannesburg, i Bafana Bafana apriranno la kermesse mondiale sfidando l'outsider Messico, in una partita che potrebbe ipotecare per entrambe il passaggio del turno. Il Paese si è stretto attorno ai suoi ragazzi, e l'ottimismo cresce man mano che si avvicina la partita.Un pittoresco tifoso sudafricano

A prescindere dal risultato, quella tra la nazionale e la sua gente è una storia a lieto fine come poche se ne vedono nel Sudafrica di oggi: se infatti fino a qualche mese fa il Paese era chiaramente spaccato in due, con la comunità bianca poco interessata alla Coppa del Mondo e poco fiduciosa in una nazionale che aveva perso qualcosa come otto amichevoli consecutive nel warm up pre-mondiale, oggi i sentimenti sono diversi. Come accadde nel 1995, con la vittoria nella Coppa del Mondo di rugby sotto gli occhi di Nelson Mandela, ancora una volta il Sudafrica si stringe attorno allo sport per unificare, almeno per un mese, le sue varie anime. Uno sforzo di nation-building che non è da sottovalutare per un Paese le cui comunità hanno lingue, culture e abitudini estremamente differenti l'una dall'altra. Vedere i bianchi esercitarsi a suonare le vuvuzelas in auto, al lavoro, per strada, è una scena bellissima e toccante.

La speranza è che il sogno non si spezzi troppo presto, con l'uscita prematura dal Mondiale. Un'eventualità possibile, ma non scontata. Dopotutto, in un girone dove figurano una Francia che è l'ombra di quella che vinse Mondiali ed Europei, un Uruguay incognita e un Messico che potrebbe creare qualche grattacapo, arrivare tra le prime due non è un'impresa titanica. E anche senza grandi attaccanti, domani il Sudafrica sentirà dietro di sé la spinta di un'intera nazione. Nei mesi scorsi, la gente ha preso giorni di ferie e si è accampata per giorni davanti alle biglietterie per poter assistere dal vivo al grande spettacolo. Che non è solo un Mondiale di calcio, ma anche il simbolo di un riconoscimento che il Sudafrica ha ottenuto di fronte al mondo, e che rende i sudafricani estremamente orgogliosi. Un lungo percorso cominciato 16 anni fa, con la fine dell'apartheid, e che segna il punto più distante dallo status di "stato pariah" che questo Paese aveva durante gli anni della segregazione. La partita più importante, il Sudafrica l'ha già vinta.

Matteo Fagotto

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