"C'è soltanto una cosa -scrive Zucconi su Repubblica- più noiosa di queste insopportabili trombette che trapanano il cervello e ci riportano agli anni del dentista che trivellava le carie senza anestesia e sono i pezzetti di colore sulle vuvuzelas che infestano l'informazione globale audio, video, scritta. L'Onu dovrebbe proporre una "moratoria", anche se notoriamente le moratorie dell'Onu non servono a niente su tutta la stampa, internet e youtube". Impossibile ignorare questo appello, sacrosanto, anche se, per dirla tutta, è anche impossibile ignorare le odiose trombette: difficile, per chi se le sorbisce solo dal televisore, impossibile, davvero, per chi ci vive immerso di continuo. Eppure, qui in Sudafrica, sembrerebbero esserci problemi peggiori: a Cape Town, il presidente della Fifa Joseph Blatter non era in tribuna per seguire l'esordio dell'Italia campione del mondo in carica al Mondiale. Scherzi a parte, non tutto procede senza intoppi. La Fifa, chiaramente, smentisce le notizie relative all'arresto e all'interrogatorio di alcune tifose olandesi fermate durante la partita con la Danimarca con l'accusa di "ambush marketing", "pubblicità abusiva". Alle tifose sarebbe stato semplicemente fatto notare che i vestiti da loro indossati rappresentavano un "chiaro" tentativo di pubblicità abusiva ai danni della birra ufficiale dei Mondiali (un fatto simile era già capitato 4 anni fa, in Germania, quando alcuni tifosi, sempre olandesi, furono costretti a entrare allo stadio senza pantaloni...). La Fifa, quando ci si mette, sa essere liricamente grottesca ma, si sa, prima lo sponsor, poi il pallone. Che Mondiale sarebbe, sennò?
Più seria, invece, la situazione "steward": ieri sera, qui a Cape Town, è stata la polizia a garantire la sicurezza nel Green Point Stadium, prima, durante e dopo Italia-Paraguay. Perché? A causa del boicottaggio degli steward, che hanno anche protestato per i bassi salari e che sono stati allontanati dagli agenti in assetto anti-sommossa. Il giorno precedente, a Durban, c'erano sono stati scontri con le forze dell'ordine, che hanno disperso circa 300 steward in protesta per non aver ricevuto gli stipendi. Sassolini negli ingranaggi del "Mondiale più bello della storia"? Vedremo.
Eppure, davvero, è impossibile impedire alle vuvuzelas di dominare i tuoi pensieri. Alcuni giocatori (come Evra) ci si sono persino aggrappati ("troppe vuvuzelas...") per spiegare il cattivo rendimento della propria squadra. A dare man forte al capitano dei galletti transalpini, ci si è persino messa un'"esperta" la foniatra Mireille Tard, ovviamente connazionale di Evra, è convinta che essere esposti a questo tipo di potenza acustica faccia rischiare un trauma sonoro acuto istantaneo. Difficile da credere, anche se la tentazione è forte. D'altro canto, i fabbricanti e i sostenitori della "deregulation" del chiasso gradirebbero vedere addirittura moltiplicata la quantità di vuvuzelas in circolazione. Il presidente del Comitato organizzatore, Danny Jordaan, promette che nessuno impedirà mai di suonare le vuvuzelas, anche se i vertici sudafricani chiedono, almeno, che i tifosi si astengano dal frastuono durante l'esecuzione degli inni nazionali. Certo, Jordaan promise anche che l'esercito non sarebbe stato impiegato in nessun caso durante questo Mondiale, ma i militari, a Johannesburg, ci sono, eccome, quindi una piccola speranza rimane. In fin dei conti, persino la Bbc sta studiando la possibilità di zittire le vuvuzelas o, almeno, di abbassarne i fastidiosi toni, durante le tramissioni delle partite dei Mondiali: all'emittente britannica sono arrivate 220 proteste per il fastidioso sottofondo e i tecnici si sono quindi messi al lavoro per ridurre al minimo il loro volume nelle dirette delle partite. Ma ai sudafricani, stampa e giocatori, questa polemica sembra incomprensibile: vietare le vuvuzelas? Ma se si sentono appena! "Durante la partita con il Messico - ha detto il portiere del Sudafrica Itumeleng Khune - non abbiamo udito il tipo di rumore a cui siamo abituati: era troppo basso e ce ne siamo meravigliati. Gli unici che facevano veramente del frastuono erano i sostenitori del Messico e questo è stato davvero strano. Pensavamo che il pubblico sarebbe stato il nostro dodicesimo uomo in campo, e siamo rimasti delusi dal fatto che non sia andata così". E il Sunday Times è sulla stessa lunghezza d'onda: "venerdì scorso, dopo il favoloso gol di Tshabalala, l'orchestra delle vuvuzelas si è fatta sentire per un minuto o due, poi il volume si è di nuovo abbassato, al punto da far riprendere coraggio alla squadra ospite. E' vergognoso che settantamila supporter del Sudafrica abbiano perso la guerra del rumore contro quindicimila messicani". Posso chiudere come ho aperto? Zucconi è categorico: "se l'Inferno ha una colonna sonora, i demoni devono soffiare nelle vuvuzelas. Ho capito che cosa le rende intollerabile, è la loro stonata monotonia che non varia con i momenti del gioco. I giocatori in campo possono calciare un rigore o farsi massaggiare i crampi e il pernacchio corale non muta di volume". La Fifa si concentra su questo, va bene, meglio ignorare i problemi "reali" di questa Coppa. Perché, del resto, dare peso all'inchiesta annunciata dallo stesso governo mondiale del pallone per scoprire i motivi di migliaia di posti vuoti negli stadi di Port Elizabeth, Polokwane e Rustenberg durante Corea del Sud-Grecia, Algeria-Slovenia e Nuova Zelanda-Slovacchia? Eppure, la Fifa, pochi giorni prima del Mondiale, aveva annunciato la trionfale vendita di più del 90% dei preziosi tagliandi. Non sarà che, come molti, qui, dicono, parecchi sudafricani abbiano comprato biglietti con la neanche troppo segreta speranza di rivenderli a prezzo maggiorato? Peccato che i fiumi di tifosi e turisti attesi da ogni angolo del globo fatichino a farsi vedere (primi tra tutti, pare, gli italiani) e questi bagarini dilettanti rimangono con i loro biglietti in mano.
Insomma, l'organizzazione, pur volenterosa, dà qualche piccolo segnale di cedimento. Altrimenti, come avrebbero fatto i coloratissimi volontari del media center a guidare "per sbaglio" alcuni giornalisti italiani, poco prima di Italia-Paraguay, nello spogliatoio della nazionale sudamericana? Ma va bene così, concentriamoci sulle vuvuzelas e dimentichiamo pure che questo Mondiale rischia di non essere "la festa di tutti gli africani" che molti ci stanno vendendo. Alcuni giornalisti cinesi hanno commentato: "Gli africani? Bravissime persone, molto allegre, intelligenti. Ma non hanno voglia di lavorare...". Difficile scandalizzarsi, se a dirlo sono loro. Noi italiani, se non altro, possiamo consolarci: questo Mondiale, almeno a luoghi comuni, sembra giocato in casa.
Stefano Piazza