All’inizio della seconda settimana di giugno la Germania ha varato quello che è il più consistente pacchetto di tagli alla spesa pubblica nella sua storia dalla fine della seconda guerra mondiale, e la cosa sorprendente è che non ne aveva bisogno.
La manovra per consolidare il bilancio federale ammonta a 80 miliardi di euro in quattro anni, entro il 2014, secondo quanto previsto dalle proiezioni iniziali del governo che contavano un aumento del deficit di bilancio di 80,2 miliardi per l’anno in corso. Ma le nuove stime al ribasso si attestano tra i 60 e i 65 miliardi di euro per il 2010 e, secondo voci del governo, il trend continuerà nel 2011 con un nuovo debito di 55 miliardi di euro anziché i 72 stimati.
Si parla cioè di 20 miliardi in meno per il solo 2010.
Alla base c’è un’economia forte che ha incassato quest’anno più del previsto dalle imposte e ha registrato una disoccupazione più bassa di quanto aspettato, inoltre la vendita da parte del governo delle frequenze per la telefonia mobile ha ulteriormente migliorato la condizione.
Tuttavia Angela Merkel ha ugualmente varato la manovra da 80 miliardi come un rullo compressore perché, dopo più di 50 anni di spesa pubblica sempre crescente, ora c’è spazio per risparmi radicali che non feriscono gravemente i servizi pubblici e possono addirittura dare una sferzata positiva all’economia.
Il gioco del Cancelliere tedesco è chiaro: tagli alla spesa e aumenti mirati nella tassazione per diffondere in Europa una ‘nuova cultura della stabilità’, per dare un colpo al pesante fardello di debito pubblico che si porta dietro il vecchio continente e che ha affondato la moneta unica europea nella sua prima crisi. Berlino ha tenuto un occhio fisso sui modelli di spesa di Spagna e Grecia, per vedere cosa non fare.Ma i cugini dell’altro lato dell’Atlantico non amano i piani del Cancelliere: al meeting, tenutosi sempre nello scorso mese di giugno, tra i ministri del tesoro Usa e tedesco, Timothy Geithner e Wolfgang Schäuble, Geithner non ha esitato a mostrare la propria preferenza per un’Europa spendacciona, che facesse correre il debito per aiutare la ripresa globale. Preferenza frustrata da Schäuble: parola d’ordine è arrestare le turbolenze nell’eurozona.
Come la definisce l’economista Luigi Zingales quella tedesca è una “manovra brillante ma fortemente antieuropeista”, perché, come scrive sul Sole24Ore, “trasforma il grande vantaggio attuale in costo del lavoro e solidità fiscale in un vantaggio sul lungo periodo”, ma tutto questo la Germania lo ottiene accelerando il passo a un ritmo che gli altri partner europei, e soprattutto i Paesi del sud, non possono assolutamente permettersi. La Germania aumenta la sua produttività e investe per aumentare la crescita dove gli altri non possono permetterselo.
L’Ifo, che è un indice della temperatura delle imprese, basato mensilmente su settemila aziende, continua a salire, sulla scia dell’industria dell’auto. Bmw e Mercedes per rispondere alla domanda crescente, soprattutto da Usa e Cina, hanno assunto migliaia di lavoratori per tenere a regime le linee di produzione.
Come sostiene ancora Zingales la carta giocata in Germania è la deflazione, ovvero “la svalutazione competitiva, non ottenuta come un tempo attraverso il tasso di cambio, gioco in cui erano più bravi i Paesi del sud, ma attraverso il livello dei prezzi”. Se il gioco è questo gli altri Paesi europei non lo possono giocare.
Alessandro Micci